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Antico ponticello

Il ponticello

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Vista di fronte

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Tra il verde

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Di fianco

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Il rudere

La storia

Correva l'anno 1351 quando, a seguito della divisione patrimoniale tra i discendenti malaspiniani dello "spino fiorito", il territorio viene distaccato dal feudo originario di Filattiera e si costituisce il feudo autonomo con capitale Treschietto, allora comprendente i nuclei di Vico, Treschietto, Iera, Corlaga, Stazzone, Agnetta, Finale, Querceto, Palestro e Leugio, che fu assegnato a Giovanni Malaspina detto Berretta, figlio di Niccolò il Marchesotto e di Beatrice di Moroello Malaspina di Mulazzo.

Giovanni Malaspina intraprende lavori di trasformazione del sito fortificato (castrum) già esistente e lo trasforma in castello.

È sicuramente in questo periodo che fa bisogno l'acqua, e la posizione sopraelevata del castello non consente di accumulare liquido sufficiente ai fabbisogni; necessita quindi rifornirsi dall'esterno.

L'opera viene intrappresa raccogliendo una sorgente a nord dell'abitato, sulle pendici del Monte Lavacchio, e con tubature di fusione interrate tra i castagni si è costruito un acquedotto gravitazionale sino al Castello. Tra la sorgente e l'arrivo, si dovette attraversare un canale naturale di scolo delle acque piovane. Per sostenerne l'acquedotto in quota e su base solida è stato costruito il meraviglioso ponticello a tutto sesto, che ho ritrovato nascosto tra tanta vegetazione, che ho fotografato e rilevato e del quale ne trascrivo le caratteristiche.

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Dall'alto

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La sorgente

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La fontanella e sullo sfondo il rudere del castello

Il manufatto

L'area sulla quale è stato costruito il manufatto, è il greto del canale degli Antani, di formazione rocciosa. Le basi costruite sulle due sponde poggiano quindi su roccia solida e sono state costruite in muratura di pietra arenaria con malta di calce. Le pareti perimetrali salgono a scarpa con una inclinazione di 1su 8, lo spessore massimo del muro in alto è di 70 cm.; tra i due basamenti che distano 3,00 m è stato impostato l'arco a tutto sesto in pietra arenaria con raggio di 1,50 m, con elementi in pietra scalpellinati ed una chiave centrale.

L'opera che sorge in un vasto castagneto è oggi ricoperta da una abbondante vegetazione, da muschi e da edera che si sono sviluppati naturalmente nel tempo, e che lo hanno anche mimitizzato, nascondendolo alla vista di eventuali assaltattori.

Sulla sommità, che io ho calpestato, sotto una coltre erbosa di una ventina di centimetri è sotterrato il tubo dell'acquedotto, che dalla sorgente arriva oggi ad alimentare una fontanella nel piazzale del  Castello di Treschietto.

La sorgente ubicata più a monte, dista dal ponticello forse 200 m, ed è visibile la copertura della vasca di raccolta dell'acqua sorgiva, dalla quale parte il tubo dell'acquedotto.  Il percorso che si snoda tra castagni e cerri, è interrato e segue un tracciato ben definito e studiato affinchè l'acqua arrivi per caduta naturale al Castello senza che un assediante ne abbia potuto conoscere l'esistenza.

Pubblico delle immagini che rendono sufficientemente chiaro quanto ho esposto.

Tavola 1 -  Il rilievo

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Antica cappella

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La cappella

La costruzione

Fuori dell'insediamento del Castello, sulla strada per la frazione di Querceto, sorge alta, un'antica cappella d'epoca non bene identificata, ma ben conservata ed oggi adibita ad uso agricolo.

Il corpo principale a pianta rettangolare coperto da un tetto a due spioventi di piane in arenaria è sostenuto da una struttura in legno.

La costruzione databile in opoche diverse del periodo malaspiniano, presenta una sopraelevazione più recente, con un tipo di muratura diversa dall'originale.

La muratura più bassa è fatta con ciottoloni di fiume e malta di calce idraulica; si notano delle sagomature d'angolo e degli archi di sostegno; mentre la parte sopraelevata, d'origine più recente è fatta con pietra arenaria tagliata di cava, e la muratura è di tipo lineare, di più facile realizzazione, con cantonate a quinconce e a filo vivo.

Un'opera che dovrebbe essere ristrutturata e riportata alle antiche origini, una cappelletta della quale non si conoscono origini e attività liturgiche. Una ricerca più approfondita negli archivi parrocchiali, oggi trasferiti in Diocesi e non più di facile accesso, dovrebbe permettere di rintracciare a quale Santo era stata dedicata.

Settembre 2004 TORNA IN ALTO