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Aggiornato il  10-12-2005

A cura di rugggio

- PASTINA -  

frazione del Comune di Bagnone (MS)

Antico borgo murato, sono evidenti i resti della torre di avvistamento, sulla cima della collina retrostante Bagnone, altezza di m 476 s.l.m., dalla cui sommità si domina tutta la valle del Magra, da Villafranca a Filattiera e tutta la valle sud del torrente Bagnone. 

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La collina scoscende sul lato nord e ovest al Torrente Mangiola e si inerpica ad est sino al monte Barca ed a quello di S. Antonio a circa mille metri di altezza; antichi castellari di rifugio e di protezione.       

Sorge il paese di Pastina in zona boscosa, prevalentemente di castagneti, che 

 è detta la selva di Pastina, dall’antico saltus, zona questa dove nasce il fungo porcino.

Nella «Pastina di Bagnone» di Carlo Brunelli, si legge una recente ricerca svolta negli archivi parrocchiali, e così scrive l'autore: 

"Sul registro delle decime, tra le Cappelle alle dipendenze della Pieve di Bagnone (Pieve dei SS. Ippolito e Cassiano), già nel  1236, troviamo quella di Pastina, che allora non era ancora una parrocchia autonoma, mentre la  vicina Pieve era una delle più inportanti della Lunigiana e della Diocesi di Luni/Sarzana".  

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Panorama di Pastina, sullo sfondo l'Appennino.

Quando si è formato il feudo Malaspiniano di Bagnone, dopo il 1351, data di spartizione del feudo di Filattiera, la borgata di Pastina è stata fortificata nella parte attorno all’attuale torre campanaria, punto dal quale si poteva dominare tutta la valle sottostante; ruderi di antiche fortificazioni sono tuttora visibili. 

Pastina era conglobata nella parrocchia della Pieve dei SS. Ippolito e Cassiano .

Importanti sono stati a Bagnone i "moti di Pastina" che hanno favorito il cambiamento politico del Feudo di Bagnone.

** * *

L'origine delle rivolte degli abitanti di Pastina, era dovuta al malcontento che si era da tempo creato circa l'uso degli impianti ed i costi della macinazione, che il Marchese aveva imposto sui sudditi ed in particolare su quelli di Pastina, maggiori utilizzatori dei mulini di Bagnone.

Le manovre politiche, aiutate dal sobillatore Fantuzzo, portarono i pastinesi a ribellarsi al Marchese e a sostenere l'annessione con Firenze. Azione che è stata accolta con simpatia dal Granduca che ha concesso alla popolazione di Pastina tante considerazioni future sull'uso del mulino e sui costi di macinazione. 

  “…l’ultimo feudatario di Bagnone fu il Marchese Cristiano Malaspina, primogenito del Marchese Giorgio, uomo assai stimato dai suoi conterranei. Il Marchese Cristiano amareggiato dai tentativi del fratello Eduardo di volergli usurpare il potere,  e dai moti del popolo, in particolare da quello di Pastina, di volersi sottrarre alla sua autorità, a ciò istigato da certo Corrado del Buono originario di Filattiera soprannominato Fantauzzo, ed in fine anche dai segreti maneggi del Granducato di Toscana che già aveva ricevuto in accomandigia il feudo di Bagnone e del quale ora aspirava all’annessione. *

  Il Marchese quindi  decise di liberarsi della situazione accennata, divenuta per lui insostenibile, col vendere ai Fiorentini il Feudo e le terre dipendenti, in cambio di 8.000 fiorini d’oro". 

** * *

Il Feudo passerà nel 1471 sotto il dominio di Firenze.  La potestà fiorentina durerà sino al 1526, quando i Noceti sono immessi nel possesso della Rocca di Bagnone.

    Vedi "Il Gurguglione" - Fascicolo Iº - La fine dei Malaspina.

La parrocchia autonoma verrà istituita solo nella seconda metà del 1500, e sarà dedicata a San Tommaso Apostolo.

La storia del paese è legata a quella di Bagnone. A Pastina furono esuli fiorentini, i Bicchierai, che dovettero trovare rifugio in un casolare nelle vicinanze di Pastina, che da allora prese il nome di « Bicchieraia » dal cognome della famiglia che, appena si furono calmate le acque, scese e si fermò a Bagnone, dando inizio alla famiglia Bicchierai che tanta parte ebbe nella vita pubblica del sorgivo Comune di Bagnone. Discendenti ricordiamo Antonio Bicchierai, deputato al parlamento Toscano; Tommaso Bicchierai, noto direttore d’orchestra a Milano ed il figlio Mons. Giuseppe Bicchierai dell’Arcivescovato Milanese, [Vedi il "Gurguglione", fascicolo IVº - al paragrafo18].

I CHIODINI

A Pastina, da una famiglia originaria di Pavia, nacque nel 1723 il celebre giureconsulto e scrittore Tommaso Chiodini, che trasferitosi giovane a Modena, divenne consigliere e ministro di stato del Duca. 

A Felina di Reggio Emilia , estintasi la casata dei Conti Molza senza eredi, dal 1598 al 1769, il feudo ritorna alla Camera Ducale di Modena; in seguito il Duca cede il feudo ai Chiodini, famiglia della Lunigiana. 

Tommaso Chiodini è il primo e unico della sua famiglia ad  avere il titolo di Marchese di Felina e Mandra (1772-1796). 

Nel 1815, all'interno del generale riordino dei comuni stabilito dalla restaurazione estense, Felina diventa frazione del comune di Castelnovo

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ne' Monti.  Il Marchese Tommaso Chiodini è deceduto nel 1798, ed è stato sepolto a Modena.  

1-Portico all'interno della casa Chiodini a Pastina.

 

2-Sportello del pozzo con inciso stemma Chiodini, esistente nella casa.

 

3-L'antica rocca con i resti della torre di avvistamento e il campanile.

 

4-Portale esterno della casa  con soprastante stemma Chiodini.

 

5-Stemma all'interno della casa Chiodini.

 

6-Antica porta di accesso al borgo vecchio di Pastina.

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Pastina vantava ben tre cappelle delle quali oggi ne rimane solo una.  

L'ORATORIO  DI  S(z)ERABONZI  

Fino all'istituzione della Parrocchia, le funzioni religiose venivano celebrate presso l'Oratorio, i cui manutentori sono sempre stati i membri della famiglia Ruggeri, i quale ogni anno facevano celebrare  la festa votiva de «La Madona d’Szerabonzi».

 Ultimamente ci risulta difficile commemorare religiosamente la festa della Madonna di Szerabonzi, per mancanza di celebranti, divenuti rari e schivi.

 Nella cappella, sino a poco tempo fà, esisteva un quadro antico o comunque databile 1500 raffigurante la Madonna, ma recentemente, dopo che è stato fatto restaurare, ( guarda il puro caso), è stato rubato da ignoti predatori di opere d’arte ed oggetti sacri.

É conoscita anche come l'Oratorio della Madonna di Loreto, nel cui interno si custodiva un dipinto ad olio del 1500 che forse la raffigura. 

L'edificio, di modeste dimensioni, è in ottimo stato di conservazione, perchè è sempre stato gestito e curato dalla famiglia Ruggeri, detta «dei parisòni», antichi e noti commercianti in Bagnone, dalla fine del XVIIº secolo. Un ramo dei Ruggeri di Pastina, da molti anni si sono trasferiti in Bagnone [V. più in basso: Curiosità di famiglia].

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Interno dell'Oratorio

di Szerabonzi

"La Madona ad  Szerabonzi"

"Protettrice dei Barsan"

 Festa il 21 novembre. 

Coincide con la:

 "Presentazione della 

B. Vergine Maria" o con

"Nostra Signora delle Grazie"

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La «memoria» odierna della Presentazione della Beata Vergine Maria ha un'importanza notevole, non solo perche é in essa che vien commemorato uno dei «misteri» della vita di Colei che Dio ha scelto come Madre del Suo Figlio e come Madre della Chiesa, né soltanto perché in questa «presentazione» di Maria vien richiamata la «presentazione» al Padre celeste di Cristo e anzi di tutti i cristiani, ma anche perché essa costituisce un gesto concreto di ecumenismo, di dialogo con i nostri fratelli dell'Oriente. Questo emerge con chiarezza sia dalla nota di commento degli estensori del nuovo calendario sia dalla nota della Liturgia delle Ore, che dice: « In questo giorno della dedicazione (543) della chiesa di S. Maria Nuova, costruita presso il tempio di Gerusalemme, celebriamo insieme ai cristiani d'oriente quella "dedicazione" che Maria fece a Dio di se stessa fin dall'infanzia, mossa dallo Spirito Santo, della cui grazia era stata ricolma nella sua immacolata concezione». 

Editoria elettronica cattolica: www.lelodi.com

Nell' Oratorio di Szerabonzi, ogni anno per tradizione, si celebra una festa religiosa il 21 novembre; data che coincide con la festa della "Presentazione della Beata Vergine Maria"e "Nostra Signora delle Grazie". In altre ricerche è stata anche identificata come:  la madonna Nera, oppure la Vergine della Pace,  od anche la Madonna col piviale. 

Dal dopoguerra gli abitanti di Pastina festeggiano il 21 novembre di ogni anno, il giorno del ringraziamento alla Madonna di Szerabonzi, nel frattempo divenuta, per volontà degli abitanti rimasti, la protettrice dei capi famiglia sparsi in Alta Italia ad esercitare la professione dell’ambulante, in dialetto del «Barsan».

La "Sz" stà per la pronunzia dialettale che potrebbe anche essere "Tz"; in italiano si può anche chiamare semplicemente "Serabonzi", termine al quale non è stata mai data una convincente spiegazione, e del quale non si conoscono le origini, ma che noi della Famiglia conserviamo preziosamente tra i nostri retaggi, unico patrimonio spirituale rimasto ed al quale ne siamo tutti amorevolmente attaccati.

 CAPPELLA DI S. BERNARDINO  

É descritta dal Da Faie, come un manufatto eretto in meno di un anno, dedicato a S. Bernerdino, è stato innaugurato con grande partecipazione di popolo nel 1457. 

Di questa Cappella ci resta una maestà descritta nel volume « Preghiere di Pietra » di Caterina Rapetti, pag 136.

"QUI SORGEVA LA CAPPELLA DEDICATAGLI  L'ANNO 1456  

LA FAMIGLIA RAFFAELLI QUESTO RICORDO POSE - 1901"

Secondo le ricerche del Dr. Carlo Brunelli, sembra che il frate promotore della costruzione della Cappella, fondò in paese anche un convento, che però non resistette a lungo a causa forse delle precarie condizioni economiche della zona, non in grado di offrire garanzia di sostentamento ai frati.  

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Dell'esistenza di un convento, se ne trovano tracce anche a Castiglione del Terziere, quando si tratta di  "monacus amanuensis" per ricopiare le leggi che venivano emanate in quel di Castiglione del Terziere per conto dello "Iuris florentinum".

Sembra che dopo l'invenzione della stampa, questi abili monaci, persero la loro importanza e molti passarono alle dipendenze dei tipografi per dedicarsi alla miniatura dei libri.   

CAPPELLA DI SANTA CATERINA  

La Cappella, secondo le ricerche del Dr. Carlo Brunelli, venne fatta costruire sulla fine del 1500 su iniziativa e quindi sotto giuspatronato del casato dei Chiodini, e consacrata a Santa Caterina da Siena.  

Nel corso del 1800, dopo che il casato scomparve da Pastina, il manufatto diroccò per mancanza di manutenzione. 

Questo luogo è citato più volte nel registro dei matrimoni, che riguardano i membri della famiglia Chiodini, ove quasi tutti vi si sono sposati.  

CURIOSITÀ DI FAMIGLIA

Proprietari terrieri, negozianti, i Ruggeri dei Parisoni, traggono le loro origini da Pastina.  Si narra che il capostipite, se così si può dire, sia stato un prete di origine modenese,

incaricato della Parrocchia di San Tommaso in Pastina di Bagnone, nel 1574, che trascina al suo seguito anche la famiglia e con essa un Capitano di ventura al servizio degli Estensi, che porterà i colori dello stemma qui riprodotto. 

I miei predecessori, con la volontá e per l'attaccamento al lavoro, nel tempo, sono diventati commercianti; una famiglia piccolo borghese con una discreta fortuna in proprietà immobiliari, alcuni fabbricati in Bagnone, due avviati esercizi commerciali e due fondi agricoli con caseggiato, condotti a 

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mezzadria a Pastina.

 Il bisnonno si stabilirá nel capoluogo Bagnone, nella seconda metá dell'ottocento. Fu un uomo intrapprendente, che saprá, con saggezza, consolidare la sua attivitá e diventare anche sindaco. 

Acquista e abiterà un grosso edificio nell'antico borgo, nel centro del paese, gestirà due commerci, uno di generi alimentari e l'altro di calzoleria in due immobili di sua proprietà.  Due fratelli continueranno a vivere a Pastina, anche loro benestanti, capostipiti delle famiglie collaterali.

Uno dei due, viveva una vita piuttosto anticonformista, filo carbonaro, si dilettava a poetare ed era chiamato "Ruggeri il poeta", dal quale io devo aver ereditato qualche cosa.

Si dice che di lui esistono delle composizioni scritte, tenute segrete e nascoste da un suo discendente ed io non sono mai stato capace di accedere alla loro lettura.  Forse sono andate perse nel tempo, o forse non sono mai state scritte, quindi inesistenti.

Mio nonno Giovanni, mio omonimo, ne conosceva alcune a memoria e me la declamava spesso.  Una trattava l'esistenza di un ponticello che collegava le opposte rive del torrente Mangiola e che suo tramite, dalla frazione di Pastina si poteva arrivare a quella di Collesino.  Doveva essere un luogo d'appuntamento o d'incontro che lui, il poeta descriveva nelle sue poesie.

Di questa lunga tiritera che il nonno mi aveva tante volte recitato, mi rimane a memoria solo una frase ermetica che inquadra il manufatto:

"il picciol ponticel sparapettato...."  

L'altra invece tratta delle gesta delle gioventú dei due paesini vicini:  

"la gioventú di Pastina

di Mochignan non teme,

lo han giurato insieme

di vincere o morir".  

Le frazioni del comune di Bagnone sono ubicate sulle colline dell'Appennino, tutte sullo spiovente toscano, valicato il crinale ci troviamo in Emilia, nel parmense.

Questo prozio, era amante della lirica,  e si dice che cavalcasse sovente il crinale  per recarsi a Parma ove era un "habitué" delle prime rappresentazioni e frequentatore  delle stagioni liriche.

A Pastina doveva vivere una vita normale, quindi come tutti, frequentare i locali pubblici, le osterie paesane, e come accade a coloro che bazzicano luoghi di baldoria, dopo alcuni bicchieri di buon vino, e naturale esibirsi in canti corali e sovente in alcuni assoli, tratti da brani lirici tra i piú famosi, che lui aveva imparato per averli ascoltati piú volte.  Prediligeva il Rigoletto nell'aria: "Questa o quella per me pari sono".  Questa frase cantata con la pronunzia un pó dialettale e sotto l'effetto del buon vino, non suonava sempre perfetta. La dizione di: "...pari sono" risuonava "...parisoni" per cui i paesani, a forza di sentirgli cantare lo stesso pezzo, e commettere sempre il solito errore di pronuncia, sopranominarono lo zio canterino e poeta "il Parisoni".

Ancor oggi, a Pastina, cosí sono sopranominati i vari esponenti della nostra famiglia con il nomignolo "parisoni". Giovanni dei parisoni, Sante dei parisoni, Dario dei parisoni, ecc. Insomma la famiglia dei Parisoni.

Tornando al bisnonno, il Sante dei parisoni, lascerà una prosperosa fortuna al figlio Giovanni, mio nonnno che, primogenito, diverrà l'erede continuatore della dinastia.

La secondogenita ed unica figlia Elisa, dopo il matrimonio si trasferirá a Genova con il marito, conduttore di tram.

Quella che ho conosciuto, del nonno Giovanni, era una bella e numerosa famiglia, tre fratelli e tre sorelle con i genitori, tutti viventi. Il primo nato, morí bambino, si chiamava Espedito.  La nonna lo nominava spesso: "il povero Espedito", già il nome lo aveva predestinato ad una scomparsa repentina.  

Dei sei figli viventi, il primo era mio padre Dario, il solo sposato, gli altri Lorenzo e Sante lo faranno poi, mentre delle tre sorelle Mercedes, Guglielma e Andreina; solamente Mercedes si mariterà tardivamente con Paolo, un vedovo il quale porterà con se la figlia Anna, che noi abbiamo sempre rispettato e considerata cugina.

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Giuseppe Garibaldi

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I Mille compagni di Garibaldi in Sud Italia

UNO DEI 1000

La lista con 1090 persone fornita dal Ministero della Guerra fu pubblicata nel 1864, dal Giornale Militare come risultato di un'inchiesta istituita dal Comitato di Stato. Questo comitato fu creato per determinare quanti e quali furono i reali partecipanti a quella storica spedizione e come avvenne lo sbarco l'11 maggio del 1860 in Marsala.

Garibaldino dei Mille il n. 847 è RICCIONI Filippo fu Luigi, nato a Pàstina di Bagnone (MS), allevato a Pisa.

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I quattro Garibaldini del gruppo "Dei Mille" imbarcati a Quarto per Marsala, della provincia di Massa Carrara sono:

Cognome, Nome, Nome del padre, Luogo di nascita, Provincia, il numero corrisponde a quello della lista ufficiale fornita dal Ministero della guerra.

* * *

457  -  FREDIANI Francesco, Carlo, Camillo, LECCO di MASSA

689  -  NELLI Stefano, Domenico, MASSA CARRARA

709  -  ORLANDI Bernardo, Giuseppe, CARRARA

847  -  RICCIONE Filippo,Luigi,PISA, nato a PÀSTINA di BAGNONE.

 

N.B.  Solo quattro garibaldini, della spedizione dei Mille, risultano provenire dalla provincia di Massa e Carrara.

Dopo Milazzo, a Teano, i Garibaldini hanno prolificato come d'uso, come i partigiani dopo l'ultima guerra. 

Referenze: La spedizione dei mille e Giuseppe Garibaldi a Marsala.

www.melius.it/garibaldi.htm

Il sito internet evidenzia la lista di 1090 persone che hanno composto la spedizione dei Mille ed è fornita dal Ministero della Guerra, che è stata pubblicata nel 1864 dal Giornale Militare, come risultato di una inchiesta istituita dal Comitato Militare di Stato, creato per determinare quanti e quali furono i reali partecipanti a quella storica spedizione e come avvenne lo sbarco il 11 Maggio 1860 in Marsala.

Nella lista il garibaldino n. 847 è Riccioni Filippo, Luigi, Pisa.

Secondo la lista suddetta, ufficiale del Ministero della Guerra, provenienti dalla provincia di Massa e Carrara sono citati quattro nominativi dei quali tre con fotografia: da Carrara due, da Massa uno, ed il quarto Riccioni Filippo, nato a Pàstina di Bagnone (MS) il 26.5.1836, allevato a Pisa, è morto a Ligonchio (RE) il 15.7.1912, di mestiere bracciante.

Alla foto sono allegate le notizie seguenti:

Luigi Filippo Riccioni, è fatto nascere, dalla Gazz. Uff., a Pàstina di Bagnone (MS) il 26.5.1836, fu allevato alla Casa degli Esposti di Pisa. (Orfanotrofio, n.d.a.)

"È stato portato questa mattina, 3.6.1836 alla Ruota del nostro Ospizio, da Colomba, mezzadra di Fòrnoli (frazione di Bagni di Lucca) con documentazione di essere figlio di S.F. e di Mª di Franca Ricci di Pàstina e di essere stato battezzato con detti nomi (Luigi Filippo) essendosi da noi variato il casato di Ricci in Riccioni. A 9 anni viene affidato a Teresa, moglie di Andrea Fontani di Castelnuovo di Garfagnana (LU), abitante in cura di San Benedetto di Livorno - bracciaio". 

Rimase colà fino a quando lo liberò Garibaldi. (Frase che non si capisce bene. Forse sino all'arruolamento tra i garibaldini. n.d.a.).

Dopo l'attività garibaldina, di Filippo Riccioni si sa solo che morirà a Ligonchio (RE) il 15.7.1912, bracciante.

N.B. Anche l'origine di Riccioni, sebbene affermata e accertata dal Ministero della Guerra, è attaccata ad un filo. 

Effettivamente a Pàstina vi sono diverse famiglie Ricci, da cui la possibile origine e parentela. Come documento ufficiale c'è solo la cartella personale redatta da anonimo dell'Ospizio di Pisa, il quale cita Pàstina ma non dice la quale; è soltanto il Ministero, che nella scheda del garibaldino conferma Pàstina di Bagnone, l'Ospizio no.

Noi lo annoveriamo volentieri tra gli eroi del Risorgimento.

PASTINESI  NEL MONDO

ENRICO  BERTOLINI

Da un articolo apparso sulla "La Nazione" del 14 febbraio 2003 abbiamo appreso la seguente notizia:

BAGNONE — Un cuoco bagnonese alla corte del re.

Enrico Bertolini, originario di Pastina, è infatti uno dei cuochi più premiati a livello internazionale. Di recente la sua fama è stata confermata da un invito ufficiale di Vittorio Emanuele di Savoia che lo ha voluto a Ginevra per preparare un pranzo a base di specialità piemontesi. La famiglia Bertolini gestisce il ristorante "La Corte Albertina", nell'ex castello reale di Pollenzo in provincia di Cuneo.

 [www.lanazione.quotidiano.net/2003/02/14/giornale/7/17]

Le ricerche mi hanno fatto scoprire che Enrico Bertolini, originario di Pastina di Bagnone, è un Cuoco rinomato (Chef) ed é proprietario del ristorante "La Corte Albertina" di Pollenzo che gestisce con il figlio Gianni, i quali presentano dei menù prelibatissimi.

Il ristorante vanta una Cucina attenta alla tradizione; ottima pasticceria; cantina molto buona e rifornitissima, ci propone una vasta scelta di vini dei luoghi. 

In sala i clienti sono assistiti dal proprietario il rinomato Chef Bertolini e dai suoi collaboratori Enrico, Marco e Elena.

L'elegante complesso, è sviluppato nella corte del nucleo neogotico Carlo Albertino, in cui abitavano i contadini al servizio dei Savoia, a Pollenzo di Bra provincia di Cuneo.

Enrico Bertolini ha ricevuto riconoscimenti internazionali ed è Vice presidente dell' Associazione Cuochi Provincia Granda, A.C.P.G., per la zona di Cuneo.

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Pollenzo, piazza Vittorio Emanuele IIIº - BRA (CU)
Tel:  0172/458189;   fax:  458189.
info@lacortealbertina.it - www.lacortealbertina.it

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RICCARDO  RUGGERI

Buongiorno Sig. Giovanni Ruggeri,

sono Riccardo Ruggeri e navigando su Internet alla ricerca di informazioni sulla Lunigiana ho incontrato il suo sito http://www.bagnonemia.it

I miei nonni paterni erano di Pastina e nel '46 si sono spostati per lavoro nella provincia di Biella dove siamo poi nati mio padre, io e mia sorella.

Quando ero piccolo passavo le vacanze estive nella casa dei nonni a Pastina, dove ancora mi reco ma purtroppo solo per poche settimane l'anno a causa della distanza e del tempo sempre troppo poco.

Ogni volta tornarci è un'emozione, adoro i posti, la gente e ultimamente mi stavo interessando della storia di quei luoghi e della mia famiglia, così sono arrivato a lei.

Volevo farle i complimenti a nome mio e di tutta la famiglia per il lavoro che stà facendo e per il sito, strutturato molto bene e contenente informazioni interessanti.

Credo le faccia piacere sapere che anche qui a Biella c'è una famiglia Ruggeri appassionata alle proprie origini e tradizioni; a questo proposito le invierò del materiale relativo alla nostra storia, sempre che ne sia interessato.

Le accenno qualcosa: mio nonno Valentino Ruggeri (1924-2004), sposato con Bassignani Rosa, nel dopoguerra venne quì nel Biellese per lavorare come ambulante, girava le valli con bicicletta e carretto, vendendo merceria. Con gli anni e tanta tenacia è arrivato ad aprire un negozio  "Valentino Abbigliamento" a Vigliano Biellese e pian piano ha raggiunto una buona posizione nel mercato provinciale.

Mio padre Pietro Ruggeri (1955) dopo il diploma di geometra, ha seguito e segue tuttora le orme del nonno e gestisce insieme a mia madre Stefanella Ferla, l'attività di famiglia.

Io invece (1980) mi divido tra il negozio el'attività in campo musicale; insegno musica e giro l'Italia con due band, con una delle quali (Lomè, sito http://www.lome.it) ho da poco inciso sotto etichetta discografica un disco distribuito a livello nazionale.

Mi stò interessando di etnomusicologia e sono alla ricerca di documenti sonori della tradizione musicale lunigianese. Non ho ancora trovato molto e più volte mi è venuta voglia di andare alla ricerca e registrare tracce di musica popolare tra gli anziani delle zone.  Se mai un giorno mi deciderò vi chiederò aiuto per indicarmi i personaggi da interpellare.

Con questa lettera ho voluto esporle il mio pensiero e la mia esistenza, spero ci siano ulteriori occasioni per dialogare....

Io e il babbo facendole ancora i complimenti per il sito bagnonemia.it inviamo a Lei ed ai suoi famigliari cordiali saluti.

Riccardo Ruggeri

CARLO  RUGGERI

Caro Giovanni:

In relazione al tuo scritto apparso su internet sono a precisare che il CONDUTTORE DI TRAM  si chiamava Giuseppe ed era mio nonno; mio nonno Giuseppe, sposò una certa Maria GRASSO a Bagnone dopo di che venne a Genova per intraprendere il mestiere di conduttore di tram.

Uomo onesto e meraviglioso, ha messo al mondo 7 figli: LUIGI, ANGIOLO, ACHILLE, MARIO, ANITA, INES e IDA:

- LUIGI ha avuto 3 figli MARIO, EDOARDO E GIUSEPPINA;

- ANGIOLO ha avuto 3 figli DANTE e CARLO gemelli (io sono Carlo) e IOLE;

- ACHILE  ha avuto 2 figli CORRADO E RITA e adottato una bimba di nome LOANA; 

- MARIO ha avuto 3 figli MARCO, FRANCO e DANIELA;

- ANITA ha avuto 3 figli;

- INES ha avuto 4 figli;

- IDA nessun figlio.

Elisa figlia di Giovanni,  venne qualche tempo a casa mia per accudire me e i miei fratelli.

Per ulteriori informazioni e chiarimenti ti  io sono a Genova Via Di Pino, 50/4, 

tel. 010-8368565 – e-mail: (cosmet@cosmetarredamenti.it).

Carlo Ruggeri

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CONSIDERAZIONI:

Sapevo di avere uno zio a Genova, ma nessuno dei miei parenti me ne aveva parlato. I miei avi sono deceduti: la nonna Maria Santini nel 1947 ed il nonno Giovanni nel 1954 d'altronde io sono emigrato lontano e non ho avuto la possibilità di conoscere nessuno. 

Che bella notizia questa di Carlo Ruggeri, mi ha fatto enormemente piacere sapere che lo zio Giuseppe ha dato vita ad una meravigliosa famiglia, contrariamente alla nostra che è stata decimata dagli eventi e dalla sfortuna.

Un'altra sorpresa è quella di sapere che mio tramite si sono messi in contatto anche con Riccardo Ruggeri bravo musicista, figlio di Pietro Ruggeri, discendente di Valentino Ruggeri, del quale non riesaco a stabilire il grado di parentela con mio nonno.

Sono lieto se Riccardo accetterà la proposta di Carlo per l'inno famigliare.

Ed ecco il contatto epistolare tra i due.

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Caro Riccardo:

Nella foto della tua band sono quasi sicuro, che sei quello pelato, dico questo perché a Genova noi siano tutti pelati e sbiancati.

Quest’anno abbiamo organizzato il PRIMO RADUNO dei RUGGERI, al quale hanno partecipato la maggior parte dei parenti residenti a Genova. Visto il successo ottenuto, l’anno prossimo abbiamo intenzione di organizzarlo a Bagnone, dove (con riserva di ulteriori accertamenti) abbiamo saputo di un ristorante gestito da un Ruggeri, e sarebbe nostra intenzione richiamare la partecipazione di più RUGGERI possibili.

Per questa occasione abbiamo deciso di comporre un inno ai RUGGERI, e visto che ti intendi di musica, potresti darci una mano?????????. Cosa ne pensi?. Facci sapere.

Carlo Ruggeri

 

 

E questa è la grandiosa attività di Carlo Ruggeri e della sua famiglia a Genova.

 

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