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al me Paés gè Bagnon

il mio Paese é Bagnone

Scarabocchi e chiacchiere

UGO LEVITI

GIOVANNI RUGGERI

Di questo volume sono state

stampate 10 copie numerate

e autografate dagli autori

Copia nº 10

©

L'uso é consentito solo con

 l'autorizzazione scritta degli autori

   2002  

 

SCARABOCCHI

&

 CHIACCHIERE

INTRODUZIONE DEL COMMENTATORE

     Nel mese di Settembre 1995 ho incontrato a Bagnone il caro amico Ugo Leviti, il quale con tanta modestia, mi ha mostrato le trentadue vedute di Bagnone in policromia, che teneva nascoste preziosamente dentro una grande busta bianca. Mi ha detto che le aveva promesse a qualcuno ma che il lunedì seguente me ne avrebbe portato una copia anche per me. Dopo alcune ore, ho rivisto il Leviti che mi veniva incontro con la busta bianca tra lwe mani, dicendomi:  "Tieni Giovanni, la persona alla quale avrei dovuto darle non l'ho incontrata, quindi le do a te, fanne di quello che vuoi".

     Tornato in Canada, l'inverno é lungo, una dopo l'altra ho chiacchierato con le trentyadue vedute di Bagnone, ed ho messo insieme il volumetto che segue.

     Una persona sono certo di averla accontentata, é l'anico Ugo che conoscendolo lo vedo con gli occhi ujmidi e con una lacrima che gli scorre su una guancia.

     Grazie Ugo.

Giovanni Ruggeri

 

 

INTRODUZIONE 

DELL'ILLUSTRATORE 

      I trentadue scarabocchi che seguono sono una parte delle quaranta vedute di BAGNONE che ho avuto l'incoscienza di riprodurre, ma la colpa non é tutta mia.

Mia moglie e mio figlio mi hanno spinto a riprendere in mano matite e pennelli dopouna breve sosta di ...quasi sessant'anni e così, con un po, di vergogna e tanto amore per il mio paese, ecco il risultato.

Bagnonesi perdonatemi, non so fare di meglio; questo é frutto di tanta nostalgia dei luoghi e del tempo di una vita.

       Ugo Leviti

 

 

 

 

gli scarabocchi

le chiacchiere

 
Torrente in piena
 
Scorre, discende,
irrompe sto rivo
tra candida schiuma.
Vapori di nebbia,
s’innalzano tremoli
verso il nuvoloso cielo.
Tutto trascina al mare,
la mia partenza,
di me non si cura,
mi umilia, non sá.
Di lui, da lontano
serbo un rammento,
atavico eritaggio,
di nostalgici desii
tra aride pietre.
Incantevoli spazi
di riposo, di sogno,
ebbri trastulli
di mia gioventù.
.

 
 
Piazzetta Santa Maria
 
Piazzetta
della francescana chiesetta
di Santa Maria,
che alla festa raduna la pia
e bigotte consorelle
ai tocchi di due campanelle.
Al secondo richiamo
il devoto figlio d’Adamo
accorre all’altare,
perché Dio vuol venerare
chino sulle predelle
ai tocchi di due campanelle.
Don Mori alle nove,
al terzo squillare, si muove
al sacrificio misto
del corpo e sangue di Cristo,
con le monachelle,
ai tocchi di due campanelle.
.

 
 
Atavica dimora
 
Ostello del nonno Toneto,
una dimora silenziosa,
loco austero e discreto
di una vita doviziosa.
Rustica la residenza
nostalgica del pittore,
santuario di una esistenza,
di ricordi e di calore.
Per godersi la stagione,
nel suo caro paesello,
vi conserva la magione
ai piedi del castello.
Riprodotti qui, con estro
di colori, un’emozione,
ci fà sognare il maestro,
scorci ameni di Bagnone.
.

 
 
Angoli nascosti
 
Sotto il sole cocente,
nelle fresche stamberghe
d’un tempo, di squallida
e desolata armonia,
accogliesti
la povera gente.
Scaldata d’inverno dal fuoco
dei sarmenti,
tra il fumo e lo scoppiettio
delle castagne arrosto,
ristoratrici e sazienti
in un tempo magro.
Antri reconditi ed astrusi
nell’accettazione
importante di un atto,
di una parola, di un discorso,
di una vita.
Luogo appartato e scrigno
di fugaci virtù,
di coraggiosi valori
e di vincoli morali.
.

 
 
Reconditi pensieri
 
Angusto anfratto,
vicolo lastricato,
rumoroso dallo zoccolare
dei bimbi sul selciato.
Nello svago serale
lo correvamo ansanti,
ed ai furtive amori
turbavamo gli incanti.
Nei segreti meandri,
nella notte abbracciati,
la lanterna spenta
celava gli innamorati.
Lontane rimembranze
di una vita sincera,
che qui, rivivo felice
sul finir della sera.
.

 
 
Visione colorata
 
Fasci di luce e colori
da osteriggi infiltrati
tra use mura, valori
dal tempo conservati.
Vestigio di epoche
e di meriggi, lontane
orme e tracce ataviche,
di memorie nostrane.
Labirinto segreto
di viuzze e gradinate,
rifugio discreto
nelle fredde invernate.
riscaldavano i cuori,
tra gerani e narcisi,
i reconditi amori
ed i maliziosi sorrisi.
Antri oscuri e segreti,
noti a tanti bambini,
nei trastulli irrequieti
dei loro rimpiattini.
.

 
 
Mio borgo amico
 
Riflette il caldo sole
sul plumbeo borgo secolare,
lastre chiare e lucenti,
e risonanti, allo zoccolare
delle indaffarate comari,
atte a quotidiana spesa,
ai lesti passi del nonno,
sui consulti selci, in attesa.
Mio borgo amico, or sono
di fanciulleschi ricordi,
nel tuo sapore immerso,
che mi inebriano concordi.
Cogitabonda é l’anima mia
nei tuoi sogni, fantasie
vaganti, agitate nel tormento
e da uggiose melanconie.
.

 
 
La volta.
 
Antro non é
l’accesso alla contrada,
c’era l’antico forno a legna,
dell’anziana Annunziada.
Dietro la volta
gestiva Mori l’osteria.
quelli del tressette bevevano,
giocando in allegria.
La casa in giallo
é quella dei Biagini
confinava sul fianco l’antico
e rinomato bar Pierini.
Meandro di contrade,
che s’intrecciano secrete
alle piazzette, luoghi d’incontro
e di rinomata quiete.
.

 
 
La gora
 
La giovinetta é china
sulla lastra della gora,
ciarla con la vicina,
mentre risciacqua ancora.
Un bimbo immerge il piede
nell’acqua lì scorrente,
la madre non lo vede
nascosto tra la gente.
Di fronte, all’osteria,
siede al tepor del sole
mori, fuma la pipa;
dalla lavanderia
le donne con la prole,
risalgono la ripa.

 

.

 
 
Contrada bassa
 
Tetti che si sfiorano,
tra gronde invadenti,
facciate che si guardano,
finestresorridenti,
senza remore e paure
celano tante sventure.
Vicolo angusto, stretto,
il borgo della contrada,
loco d’antico aspetto.
Il selciato della strada,
calpesto dai coturni
dei giovani nutturni.
D’aere respiro agreste
del lito del maniero,
tra l’ore che fuggon meste
nel travaglio giornaliero,
nei tuguri, case di geli,
bramo il brillar dei cieli.
La vedo, io son sicuro,
volta nella mantellina,
di fretta, rasa il muro,
or sale svelta la china.
É una vecchietta bianca.
Si! Si! É la mamma stanca.
.

 
 
La salita
 
Deserta é la china,
stretta ciottolosa,
tra le alte muraglie,
salita faticosa.
Ricordo le infanti
gaiemie primavere,
nel materno rifugio
v’imparai il dovere.
Sul muro il cortile,
vecchi ippocastani
riparavan dal sole
ludi pomeridiani.
La scuola infantile,
gestita dalle suore,
tra giochi di bimbi,
c’insegnavan l’amore,
Pregavamo la pace
al Dio redentore,
cantavamo le laudi
al Padre, al Signore.
.

 
Prima culla
 
Piazzetta dei Maffei,
la bella signorina
c’era una volta… Lei,
graziosa un po’ ciccina.
L’artista scapigliata,
volle l’amor trovare,
non fu mai coronata,
non salirà l’altare.
Rifugio di due amori
quel grande casamento,
ospitò i nostri cuori.
Ricamata dal nulla,
nacque, vagir contento,
la nostra prima culla.

 
Solitudine        
 
Un antrio buio,
scoscesa la contrada,
scalinate ciottolose,
entrate discrete,
di un recondito borgo,
di speranze virtuose.
Volti e archi,
angoli d’inganni,
strade con lucerne,
malfamati regni
di sbirri, non invisi
in epoche moderne.
Posti di guardia.
luoghi di gabelle,
anfratti senza luce;
immagine di un uomo
bieco, sotto il tabarro
fugge la vita truce.
.

 
L’asilo
 
Un’opera di bene,
voluta in questa terra,
dedita al lor Lorenzo
perito nella Guerra.
Raccolsero l’invito
le suore della Cabrini,
missionarie del S. Cuore,
tenere con I Bambini.
Accolti dai sorrisi
di affabili sorelle,
Giovanna, Vincenzina,
e Fulgenza monachelle.
Loco frequentato
dal pargolo paesano,
per imparar lo scibile
del lessico nostrano.
Asilo per l’infanzia,
di gaudio e d’esultanza,
prezioso monile di festose,
giornate di fragranza.
.

 
Via Antonio Noceti
 
Dalla piazza della chiesa
a san Nicola dedicata,
vi s’imbocca la scoscesa
strada, stretta, lastricata,
 
che separa la pretura
dalla sede comunale,
di lá, scende malsicura
al crocicchio circondale.
 
La contrada che non muore,
é un rione rinomato,
di Bagnone questo il cuore,
conosciuto e frequentato.
Via A. Noceti, al mio paese,
sono scorci illuminanti;
da lontano, un bagnonese
li rammenta tutti quanti.
.

 
Il voltino
 
Scorcio che si apre al passante,
nella cornice di un arco sghembo.
Emerge il sole libero e raggiante
Nel solitario ed assolato limbo.
 
Comepotrei scordar questi giulivi
piccoli spazi del mio ciel natio,
antri tranquilli nei meriggi estivi,
sotto la vostra pace, nell’oblio.
 
Esule, a conforto durante i riposi,
a stimolar la brama ed il ricordo,
ebbi soltanto voi. Luoghi amorosi,
 
di gaia e scapostrata giovinezza.
Trascorsi un tempo, in questo fiordo,
i più bei giorni di tanta tenerezza.
.

      

    
Ricordi
 
Misteri
di remoti passati,
vicoli
tra i caseggiati,
finestre
che si guardano sorelle,
custodi
di secrete marachelle.
Organo
vibrante e per la via
suoni,
scanditi in armonia.

Speranze
di queste mie visioni
inebriate
tra mille illusioni.
Spazi
snza colori e fantasia,
rsalta
in bianco e nero la nostalgia.
.

 
Io
 
Sull’aia la comare
intenta a rammendare
ciarla con la vicina
ai lavoretti china.
Il sole non risplende
quel marzo alle calende,
dell’anno trentadue
ma, furon felici in due.
Papà e la mia mamma
brindando, con la fiamma
accesa del camino,
adoravano il piccino.
In questo soleggiato
ed umile caseggiato,
nacque un bel bambino
chiamato Giovannino.
.

       Il crocicchio
 
     Nella milizia, Orazio é richiamato
     e di guardia all’orecchione fu inviato.
     Da quando tutto divenne confusione,
     non riceveva più la sua retribuzione.
 
     La moglie Atene, d’originelucchese,
     ridotta senza soldi per le spese,
     gridò al marito intento a rincasare
     sicuro che la cena ha da trovare,
     dopo una militaresca e rigida giornata :
     "Mangia il tu Duce, come prima entrata,
     l’ho messo a far bollir nel marmittone,
     altro non ho, per farti il minestrone".
     Al bar della Demetria, noi bambini,
     assisi fuori, attorno ai tavolini
     con i soliti avventori, a crepapelle
     ridevamo a sentir queste storielle.
.

 
 

Contrada alta

 

Ci ricorda il vicoletto,

l’osteria di Tiradani,

dove Anselmo ed Emilietto

trafficavano i nostrani

 

vini onesti d’Orturano,

riforniti ai concessori

che, mescolati col toscano,

dissetavan gli avventori.

 

Lo affiancò la sua Adelina

che viveva tra i fornelli,

con la prelibata cucina,

Lei saziava i menestrelli.

 

Sullo sfondo il Vaticano,

rifugio di tanti figlioli,

ove la Virginia con la mano

v’impastava i testaruoli,

 

che nei testi arroventati

dalla fiamma del camino,

fragranti e profumati,

li cuoceva ogni mattino.

.

 
 
Al mulino
 
Come é triste questo lito,
solitario ed appartato,
mentre un tempo era sito
d’asinelli frequentato.
 
Ben legato nell’anello
che nel muro é conficcato,
potea l’ossa il somarello
riposare, prender fiato.
 
Masticare un po’ di fieno,
fa riprendere il vigore,
per avere il sacco pieno,
aspettar può tante ore.
 
Nell’attesa del mugnaio,
che il grano ha macinato,
avrà un litro dal vinaio,
il bifolco tracannato.
 
L’asinaio, non é raro,
mangia, beve con gli amici,
raglia invano il somaro,
al castel scoccan le dieci.
 
Someggiata la farina,
barcollando, avvinazzato,
con la bestia s’incammina,
alla coda s’é aggrappato.
 

 
 
Ponte vecchio
 
Paso di là, la prima volta ammiro,
ritorno un giorno, guardo e sospiro,
la terza volta mi fermai d’incanto
quest’angolino a contemplar mi vanto.
Come viandante non ho mai sostato
e ome molta gente l’ho scordato.
Lo scorcio qui ritratto mi colpisce,
quell’azzurra visione mi ferisce.
Ci sono due colonne, un capitello,
il parapetto di un caro ponticello;
s’immette nella casa l’antica strada,
accede al borgo, alla mia contrada.
Il ponte vecchio con il caseggiato
riluce tra le genne del passato.
Tant’erano i sogni che rammento,
passo, riguardo, vedo, son contento.

 

.

 
Vicolo assolato
 
É triste questo vicolo assolato,
manca, con tanto sole, un po’ di vita,
cercherò di ritrovarla nel passato,
o nella piccola pianta rifiorita.
Ci vissero Leonardi ed il Ferdani,
aveano tanta prole, brava gente.
Oggi non c’é nessuno e per domani
speme qui più non cé, non si fa niente.
Paese ove scarseggiano bambini,
c’erano tante madri e l’allegria,
s’udivano fuori le strilla di piccini,
giovani gai, ed oggi?… melanconia.
Via Ponte vecchio, triste, solatia,
così dipinta dal valido Leviti,
finestre chiuse, tutti sono via,
case vetuste coi muri scoloriti.
.

 
 
Il Campanile
 
Simbolo del paese tanto amato
svetti nell’azzuro ciel velato,
domini sopra I rossi nostri tetti
guardingo gendarme degli affetti
Dalla tua loggia, il bronzeo suono
a distesa, annunciatore del buono
o del triste messaggio al vivo,
che t’ascolta or mesto or giulivo.
Dei Bernardin fosti la dimora
unici suonatori di buon’ora.
Con i rintocchi delle Ave Marie
raduni nelle Chiese tante pie.
Nei giorni di festa e di allegria
il cuore si riempie di armonia,
nell’ascoltar il campanile suonare
a stormo, le campane il lor vibrare.
.

 

   

   La Pandéza

 

   L'accesso primitivo del Castello

   per chi venia dal piano o d’altra calle,

   percorrere dovea, col suo fardello,

   il ponte di Pandéza, nella valle.

 

   La mulattiera ripida e scoscesa,

   faticosa s’inerpica tragli orti,

   ed al maniero impose la difesa,

   in epoca di lotte tra le corti.

 

   Itinerario di gaie passeggiate,

   percorso di salubre allenamento,

   nei tardi meriggi di calde giornate,

   praticarlo é puro giovamento.

 

.

                 Sotto il Castello
 
Come massi dipietra accatastati,
che il torrente in piena ha cumulati,
le dimore del castello sono a pigna,
ammucchiate attorno ad una vigna.
Dalla Pandéza continuiam l’ascesa
e del borgo s’intravvede la scoscesa
strada selciata, e più su, rimarchi
le case, costruite sopra gli archi.
L,erat, che s’incunea tra due mura,
a balzi sale ed in cima s’avventura
nell’atro buio, cuore del rondello
difeso dai gendarmi del castello.
Immagine di memorie e fantasie
di epiche e leggiadre cortesie,
simbolo d’idee, ornato di colori,
modesta descrizione dei valori.

 
 
Il rondello
 
Squallide case, tra
archi di pietra
illuminati da lanterne,
accoglievano materne,
nelle vie contorte
le famiglie radunate dalla sorte.
Cantine con i tini,
depositi dei vini,
ricoveri per gli animali,
o botteghe artigianali,
vipassavano gemelle
tante candie belanti pecorelle.
Una vita di paesello
vissuta attorno al Castello
in una obsolete dimora
abitata da gente di quell’ora,
protetta dal maniero
di un provvido grande condottiero.
Vedo i fantasmi rinati
di giovani armati,
di paggi e bionde castellane
di fanciulle paesane
figlie di povera gente,
alle faccende domestiche intente.
Con tanto valore,
giallo e blu il pittore,
ha creato il tormento
di questo momento
mentre la verità
sarà svelata con un’altra realtà.
.

 
 
La mia valle
 
Un pensiero ti rivolgo,
solitario loco ameno,
immaginar potgrò la valle
che stà sotto al ciel sereno?
Qui mi volto ed io lo colgo,
quel che l’artista ha pinto,
angolo della mia calle,
vivo, armonioso e avvinto.
Mentre da lontane sponde,
onde io vivo ancora,
ti posso risognare
al richiamo che t’implora.
E se l’eco non risponde,
perché tarda é ormai l’età,
con me voglio conservare
la tua pace e tua beltà.
.

 
 
Il borgo del Castello
 
Ancora sui declivi,
mi fermo a rimirare,
gli angoli son giulivi,
non fò che sospirare.
Eccomi qui, ci sono
nel borgo del Castello,
strade che saliscendono,
un archetto menestrello.
Vorrei far visitare
sto sito al mondo intero,
reliquie d’un altare
che vive il suo mistero.
Assisa é sul verone,
attende ognora invano,
sgrana, con meditazione,
il rosario, piano piano.
.

 

  

     La pergamena

 

     Su questa pergamena bruciacchiata,

     la chiesa del Castello é ricamata.

     Risale agli anni mille e qualchecosa

     il campanile invece non lo osa;

     é sorto in epoca più recente

     fa conoscer l’ora a tanta gente.

 

     La chiesa piccolina. Si racconta

     quando il bagnonese fece l’onta

     di portar la reliquia custodita,

     di Santa Croce, giù dove c’é vita,

     l’oggetto scompariva bello bello,

     tornava nottetempo, sù, al castello.

 

     Chiesto l’intervento al Monsignore,

     propugnò di farLe tanto onore.

     Grande la festa, con la processione,

     tutta Bagnone assiste in devozione.

     I fedeli, i prelati e i religiosi,

     portarono la Croce un po dubbiosi.

 

     D’allora, non fa più le scappatelle,

     si trova bene tra le consorelle.

     Protegge dalle guerre i bagnonesi,

     Che a Lei si rivolgono cortesi.

     Salverà, chi a Lei faranno voto,

     dai lutti, dalla peste e terremoto.

.

 
 
Panoramica
 
Appare solitario, misterioso,
in tutta sua beltà e la virtude
avvolge la modestia; imperioso,
il turrito manier si mostra rude.
Il tempo s’é fgermato su stò colle,
restano le leggende e, le speranze
aride, divenute son come le zolle,
luogo di quiete e di rimembranze.
 
Non servono i colori a dare vita,
il bruno raffigura la vecchiezza,
la storia, il passato che c’invita
a ritrovare la pace e la fierezza.
.

     

   "Dulcis in fundo"

 

   Corrusco, per chi viene dalontano

   la prima volta, e lo vede giù, dal piano.

   Sovrasta, imperterrito ed imponente,

   tutta Bagnone lungo il suo torrente.

   Fu dei Noceti, conti, il loro ostello,

   palazzo con la torre, un bel castello,

   sorto in posizione un po’ elevata,

   per esplorare giù, nella vallata.

   Ogni maniero ha un fascino speciale,

   porta una sua storia, quella dignitale,

   e queste verdi pietre logore dal vento,

   testimoniano perenni il lor momento.

   Tanti i castelli sorti in Lunigiana,

   terra di consumata vita cortigiana,

   luogo di transito d’eserciti e mercanti

   latori di usi, tradizioni e vanti.

                       *

   Le "chiacchiere" che ho cercato di rimare,

   prolisse, inane, opache e amare,

   hanno stancato, oppur vessato il core,

   Le chiedo vennia, indulgente Lettore.

.

 

                   

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Guida turistica fornita

 

 

 

  

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La composizione originale di questo volume é stata curata dalla Tipografia Reprotech - di Montrèal, Qué, Canada  Maggio 1996.