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UN PO' DI STORIA

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Lapide al Senatore Nicolò Quartieri in piazza Marconi a Bagnone

 Gutula un centro importante

Il Castello di Bagnone e la Pieve di Bagnone, pur essendo ad "un tiro di schioppo" l'una all'altra, si sono sviluppate su due aree diverse. 

Il Castello, antico castrum, é sorto per ragioni militari, su un colle roccioso che strapiomba sul torrente Bagnone, intorno al X secolo; mentre la Pieve, e se ne hanno notizie della sua operosità in un documento, già nel 981, è nata  forse nel VIII-IX secolo, e si è estesa su un costone del Monte Barca, più a monte del Castello di Castiglione del Terziere, "le cui origini risalgono al periodo che va dal tardo antico all'alto medioevo, e sono testimoniate da elementi murari e tipologici riferibili al VI - VII secolo". (da: il Castello di Castiglione del Terziere, testo di Stefano da Milano, edizione Silvania Editoriale, all'inizio del Sommario).

Nelle vicinanze della Pieve sgorga il canale Torchio di Bacco che alla confluenza col canale del Deglio, originano il torrente Civiglia. 

Due vallate completamente diverse, la prima, quella del torrente Bagnone, scarica a valle nel fiume Magra nelle vicinanze di Villafranca Lunigiana, mentre la seconda, quella del Civiglia, fa scaricare anch'essa le sue acque nel fiume Magra ma in quel di Terrarossa, comune di Licciana Nardi, quasi alla confluenza col torrente Taverone.

Dall'analisi di antichi documenti si può capire con certezza che la Pieve è stata un'organizzazione eclesiastica che ha seguito quella politico-militare del Castello di Castiglione del Terziere, e forse anche del Castello di Corvarola.

La posizione della Pieve, dedicata a SS. Ippolito e Cassiano, e sorta a ridosso del monte Barca, era protetta a valle dai Castelli Malaspiniani di Virgoletta, di Villafranca, di Corvarola, e da quello fiorentino di Castiglione del Terziere. Queste roccaforti militari proteggevano sicuramente la Pieve da eventuali attacchi di briganti che, a quei tempi, infestavano la valle del Magra da Villafranca a Terrarossa, depredando le carovane dei pellegrini che transitavano inavvertitamente sulla via Francigena, su quel tratto che costeggiava il fiume Magra.

 I viandanti più avveduti invece, preferivano allungare leggermente il percorso e da Villafranca deviavano all'interno,  per Virgoletta, quindi Vallescura e Merizzo per raggiungere nuovamente la via Francigena a Terrarossa; o viceversa per chi saliva, come fece S. Rocco. Su questo percorso, in una  località tra la Ghiaia e la Piana, esiste tutt'oggi l'Oratorio dedicato a S. Rocco pellegrino.

É bene ricordare che contemporaneamente alla nascita del Castello, sulla sponda destra del Torrente Bagnone, sulla via che da Malgrate, passando da Corlaga conduce a Treschietto, Compione, Apella, esisteva una cappella dedicata a S. Maria del Pianto e che in questa zona detta Gutula stava nascendo il Borgo che, chiamato Borgo di Gutula, diventerà poi il Borgo di Bagnone. Un importante incrocio di strade detto "snodo",  nel senso di struttura territoriale che riceve flussi plurimi e smista pure flussi altrettanto plurimi orientati in varie direzioni, dove si incontravano mercanti e viandanti di ogni luogo.

 A Gutula infatti sorgeranno: la porta Parma o del castagno e la porta Fiorentina, le due strade che si ricollegheranno alla Via Francigena o Romea, una in direzione sud est  e l'altra verso ovest. Invece a nord est di Gutula, esisteva già la porta di Santa Caterina, quella che collega le due rive rocciose del torrente per accedere al Castello, mentre a nord ovest Gutula si chiudeva con la porta Val D'enza. Oltre il torrente, i primi contrafforti dell'Appennino, i possedimenti marchionali, quindi il crinale, oltre il quale è la regione Emilia.

 

Il mercato

L'esistenza del borgo di Bagnone risulta documentata in epoca anteriore all’anno mille. Nel diploma di Ottone II alla Chiesa di Luni dell’anno 981 l’imperatore riconosce al vescovo Gotifredo il: 

" mercatum in plebem Sancti Cassiani"

Interpretato come: 

"mercato per il popolo della Pieve di San Cassiano".

Viene così istituito un primo luogo di commercio, in località Gutula, dipendente dalla Pieve, che diventa non più luogo di contrabbando ma pienamente legale ed autorizzato. 

Il territorio bagnonese, con le sue strade di comunicazione con le valli parmensi e quelle liguri, importante per la "Via del Sale", diventa un territorio noto e frequentato dagli abitanti di Lunigiana ma anche da gente proveniente da oltre Appennino, per i suoi mercati e commerci che si tengono regolarmente tutti i lunedì dell'anno, con affollata presenza di esercenti e di acquirenti.

Le fiere

Verso la seconda metà del 1500, la presenza fiorentina, l’ampliamento delle vie di comunicazione favoriscono lo scambio delle merci e si profila l’esigenza, su esempi di regioni più avanzate, di creare forme più ampie di rapporti economici e commerciali. Dai mercati si stabiliscono date per le quattro fiere stagionali, con la durata di almeno otto giorni di mercato per assolvere alla cresciuta richiesta commerciale, per gli scambi e gli acquisti di cose nuove, ma anche per compensare la scarsa produzione locale ed integrare le sempre uguali mense povere degli abitanti, prevalentemente dediti all'agricultura intensiva in zona montana.

Anche dal lato logistico, nuovi spazi, nuove costruzioni, anche locandiere, si aggiungono allo sviluppato Borgo di Bagnone e vengono ad incrementare e a rafforzare il già florido commercio. É quando l'autorizzazione di allungare l’attività per più giorni diventa operante, la merce offerta si fa più ricca e compaiono prodotti nuovi, anche pregiati, dalle Contrade e dagli Stati vicini. 

Parimente alla realizzazione della Fiera, il Governo coglie l’occasione per stabilire controlli di ordine pubblico.

Agli inizi del 1600 si provvede a lastricare la nuova piazza realizzata a sud-ovest del Borgo che viene appunto denominata piazza del Mercato (è oggi una parte di Piazza Roma), ed è in questa Piazza e sotto i portici del Borgo che si realizzano gli scambi commerciali.

La  prima notizia sulla volontà di istituire una fiera (di Santa Caterina?… n.d.a.) è data dalla richiesta inoltrata a Firenze dagli abitanti del Comune di Bagnone nel 1596, di voler realizzare una fiera annuale in detto Comune per otto giorni dei quali quattro prima delle Calende di Agosto e i rimanenti dopo (28,29,30,31 Luglio e1,2,3 e 4 Agosto), con la raccomandazione della presenza di una guarnigione di soldati dello stesso Capitanato da porsi sotto il Comune e la contemporanea supplica affinché la Fiera fosse esente da tutte le gabelle e debiti civili.

Già in occasione dei mercati medioevali venivano promulgati i bandi, puniti i rei ed eseguita la frusta pubblica. Dall’istituzione del Notariato (1500), ai tempi Leopoldini (1700) l’esercizio della giustizia era riservato nei giorni di mercato, consuetudine giunta a noi sino a che è esistita la Pretura a Bagnone.

Stiamo sicuramente attraversando un florido periodo di economia curtense. (n.d.a.)

La Fiera di Santa Caterina ha in questi tempi la sua miglior fortuna che segue anche l’andamento della crescita demografica della popolazione. 

Gli scambi si intensificano quanto più questa cresce e parimenti cresce la richiesta delle merci. Agli inizi del XV secolo 38 erano le famiglie di Bagnone fra «tereri e forestieri» dal momento che – dice il da Faie – « …questa terra è tutta abitata da zente venute d’entorno che anticamente non gene sono quattro famiglie… Polo di Cartegno e Maté suo fratello insieme e ricchi, sono anticamente di questa terra, Franzon e Malengamba fradeli… Domenico della Piaza de questa terra ».

Ma quali erano le vie previlegiate dei commerci attraverso le quali le merci giungevano alla fiera?

…Tralascio le descrizioni antiche; i porti principali erano Livorno e Carrara, ma lo scalo merci privilegiato era Sarzana…

Le vie per Parma meglio collegate erano via Fivizzano o via Comano.

Le vie per Parma meglio collegate ai porti preferenziali per tutto il territorio granducale al quale apparteneva anche Bagnone, passavano per il Fivizzanese, per Comano, per Linari e si intrecciavano con quelle provenienti dal Genovese e dirette nel Modenese via Sassalbo. Si sviluppa così nel XVII secolo un certo contrabbando tra Fivizzano e Sassalbo dove in quegli anni sorgono grossi negozianti di generi commestibili. Ecco allora che la circolazione interna delle merci, nei territori granducali e quindi anche a Bagnone, conosce maggiore fortuna ed incrementa l’eccedenza interna. Il surpiù si vendeva nei mercati interni e alle fiere: Olii, segala, grani, biade, farine dolci, formaggi, prodotti di lavorazione del legno, vimini, ferro e pietra, carbone di legna, sapone fatto con calce, soda e prodotti tessili e filati. Il lino proveniva da Livorno e dalla Lombardia, ma le canape nostrane superano in bontà quelle lombarde e bolognesi per la fortezza e la finezza, sono lunghe e dopo la macerazione non si gramolano e si stigliano a mano.

Alla Fiera soprattutto, più che ai mercati settimanali caratterizzati da scambi di prodotti interni, apparivano merci forestiere : pannine, altrimenti dette stamine e filgrandi, tessuto principe di grande commercio, oltre olii, biade, granaglie, vini, droghe, salumi, e il sale, merce di grande considerazione per la Regia Dogana. Ma fonte di reddito e mercie privilegiata della Fiera di Santa Caterina, altrimenti detta del bestiame, erano "i besti"; un quarto della popolazione era dedita alla pastorizia ed all’allevamento del bestiame.

Tutto ormai si può trovare alla Fiera di Santa Caterina a Bagnone, siamo nel XIX secolo, epoca di nascita delle prime manifatture.

Lo sviluppo di grossi centri commerciali, favorisce un modo immediato di approviggionamento quotidiano delle totalità delle merci e non c’è più la necessità di aspettare la Fiera per acquistare scorte, per accedere alla completa disponibilità dei prodotti.

Il rinnovato e continuato impulso della Fiera, oggi ha più il sapore di una riscoperta del piacere dell’incontro, del gusto di socializzare e di divertirsi, oltre a quello di voler ritrovare le radici del nostro passato e del rapporto con gli altri, attraverso un discorso storico e tradizionale che la collettività bagnonese e l'Amministrazione comunale vogliono mentenere e valorizzare.

La necessità di avere la ferrovia

Ed eccoci giunti al 1850, quando il territorio di Bagnone entra a far parte del Ducato di Parma; nel 1861 l'unità d'Italia, e nel 1871 un Sindaco che tenta di organizzare una variante alla linea ferroviaria Parma-Spezia; [come è stato tracciato in blu, tra Filattiera ed Aulla, nella cartina che segue].

Il progetto era visto sotto un profilo futuristico, era importante, tanto che l'Amministrazione comunale del tempo ha dovuto impegnarsi per degli importi allora sostanziosi, nella spesa di progettazione di una variante al progetto base. 

Nonostante l'iintervento di numerose personalità, tra le quali un nostro concittadino, il sen. Nicolò Quartieri, il Sindaco Querni ed il Comitato non riuscirono nell'intento; vi rimando in calce alle mie "conclusioni".

Trascrivo il lavoro di ricerca svolto dall'Arch. Daniele Marzocchi, che meglio di me ha saputo trattare questo argomento, già pubblicato nel quaderno 1 del progetto Bagnone, dall'Associazione Manfredo Giuliani.

RUGgGIO - 2004    

Spunti tratti da :

- Menhir Lunigiana il territorio, Bagnone.)

www.menhir.net/italia/lunigiana 

- Mercati Lunigianesi tra alto Medioevo e primo Medioevocentrale.

www.humnet.unipi.it/medievistica/luni/mercatobagnone.rtf

- Uno scrittore lunigianese del 400 - Giovanni Antonio Da Faie.

Cartina tra Filattiera e Aulla

Cartina 1:55 000

   

IL SOGNO DI FERRO

CRONACA DI UN PERCORSO MANCATO

LA VARIANTE DELLA CIVIGLIA

Arch. Daniele  Marzocchi

 

Relazione del Sindaco Dr. Antonio Querni

2 settembre 1871  

"Vi sono dei momenti nella vita politico-amministrativa dei Comuni che saputi afferrare fanno la fortuna dei Comuni stessi, e viceversa riducono i medesimi nello stato più lacrimevole. Uno di questi momenti è sorto per il nostro Comune o Signori, e segnatamente per questo vostro Capoluogo di Mandamento. Io parlo, della Ferrovia Spezia-Parma. Se per il tracciato della detta Ferrovia è accolta la linea della Magra fra Filattiera e Terrarossa il nostro Comune è isolato, il nostro Capoluogo di Mandamento è privato di qualunque risorsa commerciale, in breve tempo gli uffici pubblici dovrebbero per necessità essere trasportati a Villafranca ove verrebbe stabilita la Stazione. Scosso da sì tetro avvenire io ho già intavolato pratiche onde evitare si grave danno, e già feci intraprendere studi preliminari dal nostro Ingeniere Comunale, onde vedere di avvicinare alla nostraborgata la Ferrovia in parola e questi studi mi hanno aperto l'animo a liete speranze.

Di ciò ho già reso informata la Giunta Comunale alla quale d'urgenza ho fatto stanziare una piccola somma di lire 400 per studi già detti. Questi studi comprendono una variante che partendosi dalle prime case di Filattiera, si dirige alle prime case di Mocrone, traversa l'altipiano di Bagnone alla casa Novelli, e passando il torrente Bagnone al di sopra di Virgoletta, scende al ponte sul Taverone presso Terrarossa per le valli del canale delle Ghiaie e del torrente Civiglia.

Fortuna volle che pemdenti questi primi studi avessi il vantaggio di far conoscenza col Signor Ing.re Mutti Capo Sezione incaricato del progetto della Ferrovia nel tronco dal Borgallo al mare.

Questo valente Ingegnere dotato di grande abilità e di una gentilezza particolare si è prestato ad esaminare questi primi studi e per di pi<u ha avuto la bontà di percorrere coll'Ing.re Comunale Milani tutto il territorio lungo il quale dovrebbesi costruire la variante. Dopo detta visita, avendo il prelodato Ingeniere presa piena cognizione dei due tracciati, sia di quello lungo la Magra, che di quello della variante, si è degnato soddisfare ad una nuova richiesta rimettendosi in scritto il suo parere sulla bontà del tracciato della variante confrontato con quello della Magra che l'Ingegnere chiama tormentato tracciato del Magra.

Dalla lettera del suddetto rapporto poptrete meglio conoscerVi che la variante è dichiarata fattibile e a migliori condizioni generali della linea del Magra, e che solo vi è bisogno di uno studio particolareggiato per evitare certe pendenze che rendono la variante, un poco inferiore alla linea del Magra.

Dopo la lettura del rapporto Mutti io spero che sarete tutti convinti della necessità di fare redigere un particolarizzato progetto della variante e di farlo eseguire colla massima sollecitudine onde possa essere presentato al Comitato ed al Consiglio superiore dei Lavori pubblici, nello stesso tempo che sarà presentato il progetto generale della intera Ferrovia La Spezia - Parma.

Permettete che io Vi spieghi minutamente i vantaggi maggiore che può ottenere il nostro Comune dalla variante in discorso.

1º. Il Comune può sperare di ottenere un ingrandimento territoriale, sia verso Villafranca che verso Filattiera, perchè realmente colla stazione della ferrovia alla Casa Novelli, o Capanna degli Agosti questa Borgata si troverà in posizione assolutamente centrale.

2º. Vi è da sperare ancora la riunione di Licciana a questa Pretura giacchè la variante posta per conseguenza una piccola Stazione o fermata nell'altipiano di Merizzo in servizio di tutte le Borgate e Villaggi di quella Vallata del Taverone, e quindi con quella Stazione gli abitanti di quella Vallata possano comodamente venire a questa Pretura.

3º. Le acque del torrente Bagnone ricco di un gran numero di salti potranno con poca spesa essere utilizzate nell'impianto di opifici cioè ferriere, cartiere, polveriere, filatoi di cotone, di lane, di canape, di lini, in manifatture di tele, in fabbriche di panni, di lane. Il Piemonte offre un esempio in quello che ha fatto dopo il 1948 e dopo la costruzione della ferrovia".

   Il Sindaco           

Dr. Antonio Querni   

Con quieste parole il Sindaco di Bagnone, Dottor Antonio Querni, ha relazionato al Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria il 2 settembre 1871, considerando l'eventualità di realizzare una variante al progetto per la costruzione della ferrovia Parma La Spezia affinchè avvicini la stessa il più possibile al territorio del Comune di Bagnone.

Nella relazione allegata al progetto dell'ingegner Pietro Mutti di Tortona, incaricato dal Comune di Bagnone di studiare la variante, si evidenziano i motivi che tecnicamente favorirebbero il tracciato della Civiglia: 

    Ing. Pietro Mutti

       Tortona (Al)

 

Al Sindaco del Comune di

BAGNONE (MS)

 

"Nelle due volte che io dovetti studiare un progetto di Ferrovia in valle di Magra nel 1862 coll'Ing. Zanino, e nel 1871 colla Società Gonin, io fui sempre messo in serio pensiero dalle gravi difficoltà di costruzione e manutenzione, che si presentano tanto nelle Lame e frane di Villafranca e della Chiesaccia, quanto per quelle di Aulla. In quanto a questo secondo tronco si studiò finora invano qualche deviazione o variante per evitarle; pel primo invece i tentativi furono avviati con esito moltomigliore. La diversa natura e maggiore stabilità del terreno, la lontananza di corsi d'acqua pericolosi, l'abbondanza dei materiali lungo la linea, l'andamento del corso stesso dei rivi o torrenti a seguirsi e la quasi uniforme pendenza degli altipiani a traversarsi, mi lasciano subito intravedere come cosa molto, ma molto seria una Variante staccata dalla linea principale a Filattiera e condotta verso Filetto, eppoi lungo il quasi diritto Canale delle Ghiare e sulle stabilissime sponde della Civiglia fino a Terrarossa a preferenza della già progettata linea in Valle di Magra".

 

                                          Ing. Pietro Mutti

.

Dall'esame del progetto dell'ingenier Pietro Mutti si evidenziano gli elementi che avrebbero duvuto favorire la scelta del tracciato.

Le stesse pendenze della linea principale.

Una linea con uno sviluppo maggiore di 2373 metri a fronte di una spesa a chilometro che si riduce da lire 440 mila a lire 220 mila (la metà).

Il vantaggio di realizzare una stazione il più vicino possibile a Bagnone (con un bacino d'utenza di 15.000 persone) e una stazione nei pressi di Merizzo al servizio di Monti e di Licciana.

Questi argomenti sono efatizzati nella lettera che il Comune di Bagnone invia al Ministero dei Lavori Pubblici, allegando il progetto elaborato dall'ingegner Mutti, e ribadendo il concetto delle ripide e franose sponde della Magra:

 

COMUNE  DI  BAGNONE

Provincia di Massa Carrara

 

Al Ministero dei Lavori Pubblici

ROMA

Il tratto da Filattiera a Terrarossa lungo la Magra importa indubbiamente nella costruzione circa il doppio di spesa di quello che può importare la linea lungo la Civiglia. Tale variante dal lato della stabilità non teme confronto, giacchè si sviluppa sopra terreno talmente solido da non doversi temere giammai nè frane, nè ingombri, nè 

interruzioni di esercizio, mentre la linea corrispondente lungo Magra viene portata sopra terreni franosi e spesso si spinge nell'alveo dell'indicato fiume con pericolo di sommersione e di asportazione per furia delle acque. 

                                                 Il Sindaco

                                                 Dr. Antonio Querni

Tutti sappiamo come le teorie dell'ingegner Mutti e le istanze del Comune di Bagnone non abbiano avuto seguito. In realtà si privilegiarono esigenze di brevità di un percorso che era senz'altro più lineare rispetto a quella che sembrava piuttosto una scelta strettamente politica. Bisogna senz'altro ricordare come all'epoca la ferrovia rappresentasse un polo di sviluppo e stabilisse o consolidasse gerarchie territoriali.

In questo quadro è evidente che l'allora fiorente Bagnone e il Quartieri in particolare spingessero per avere nel proprio territorio quello che, oltre a un tramite di sviluppo, era senz'altro un simbolo di importanza e modernità.

Di seguito si riportano, in modo cronologico, i momenti che hanno caratterizzato la storia della variante e della ferrovia.  Ferrovia che, una volta costruita, avrebbe dovuto stabilire delle relazioni privilegiate con i paesi del fondovalle consolidando le realtà esistenti o creandone delle nuove. Nel caso di Bagnone il paese finiva con il subire un ribaltamento del proprio ruolo di polo territoriale della Valle del Bagnone in favore di Villafranca.

Date importanti

1870

   Capitale d'Italia    ROMA
    1870 - 1912

Fu compiuto un cospicuo lavoro per dare stabile assetto al  Regno, dotarlo di ferrovie, strade, scuole.

 15 maggio 1865

Governo di Alfonso La Marmora, Quintino Sella ne è Ministro  delle Finanze.  

Riordino del panorama ferroviario italiano con incarico alla Società Strade Ferrate Romane di costruire la linea Parma - La Spezia.

 28 agosto 1870   Legge

Nuovi termini per la concessione   della ferrovia Parma-La Spezia.

 2 sett. 1871

Comune di Bagnone, seduta straordinaria del Consiglio Comunale: approvazione dello stanziamento di lire 4.000 per lo studio di una variante che avvicini la linea ferroviaria a Bagnone (dalla Monia a Terrarossa); nomina di una Commissione per la stipula del contratto con il progettista.

Allegata relazione del Sindaco Antonio Querni. [V.]

 4 ottobre 1871

Comune di Bagnone,

la Commissione è composta da: Querni Antonio, dottor Bicchierai Ignazio, avvocato Raffaelli Francesco, Querni Carlo.

La Commissione incarica l'ingegnere Pietro Mutti di Tortona di progettare la variante detta di Terrarossa-Filetto.

 10 aprile 1872

Pietro Mutti ingeniere Capo sezione.

Progetto della variante lungo la Civiglia della ferrovia Parma - La Spezia con disegni e documenti relativi.

 12 sett. 1872

 Adunanza in Pontremoli dei rappresentanti dei Comuni più interessati alla costruzione di detta ferrovia.

Sono presenti il Sindaco di Bagnone dottor Antonio Querni, e il dottor Nicola Quartieri Deputato del collegio di Pontremoli al parlamento nazionale che dice:"La ferrovia parta da Parma, traversi l'Appennino e giunta che sia nei pressi di Santo Stefano, ivi biforchi e vada con un braccio a Sarzana e con l'altro a La Spezia".

 4 ottobre 1872

Riparto delle somme a carico dei vari Comuni.

Bagnone lire 1500, Villafranca lire 300, Pontremoli lire 4.000, Aulla lire 500. Allegata la risposta del Sindaco di Bagnone che si dece perplesso del riparto se non sarà accettata la variante della Civiglia.

 18 nov. 1872

Invio del progetto della variante della Civiglia al Ministero dei Lavori Pubblici.

Allegate le relazioni dell'ingegnere Carlo Milani (Comune di Bagnone) e dell'ingegnere Pietro Mutti (capo sezione della società Gonin).

 21 dic. 1872

Governo di Giovanni Lanza.

Progetto di legge prtesentato alla Camera dei deputati dal Ministro dei Lavori Pubblici (Devicenzi) di concerto col Ministro delle Finanze (Sella).

Costruzione della galleria detta del Borgallo lungo la ferrovia da Parma a La Spezia e Sarzana. Decisione di realizzare la galleria di valico con il contributo aggiuntivo delle Provincie.

 21 dic. 1872

Governo di Giovanni Lanza con Ministro delle Finanze Quintino Sella.

Incarico all'ingegnere del Genio Civile Emanuele Artom di redigere un primo studio dettagliato della tratta Pontremoli - Borgotaro.

 25 Genn. 1873

Comune di Bagnone

Seduta straordinaria del Consiglio Comunale: stanziamento di lire 20.000 a condizione che venga eseguita la variante della Civiglia.

Variante che, staccandosi da Filattiera, percorrendo la piana di Mocrone, si distenda per la vallata della Cioviglia per ricongiungersi nei pressi di Terrarossa alla linea lungo Magra.

 20 marzo 1873

Telegramma dello Stato. Roma.

"Sindaco Bagnone Comitato approvato progetto legge Borgallo". Firmato Quartieri.

  3 maggio 1873

Lettera al Ministro dei Lavori Pubblici a firma dell'Assessore Delegato dott. Ignazio Bicchierai.

Si sollecita una risposta in merito alla variante della Civiglia inviata al Ministero da questo Comune.

 28 agosto 1874

Presentazione della relazione e del progetto definitivo della ferrovia Parma-La Spezia.

Studio Artom - il tracciato progettuale è realizzato in base ai rilievi idro-geologici e non considera le valenze storico, culturali ed ambientali del territorio.

 24 ottobre 1877

Delibera della Giunta Comunale di Bagnone al Ministro dei Lavori Pubblici.

Delibera inviata al signor commendatore Deputato Quartieri a Roma.

 29 luglio 1879  Legge Beccarini  Finanziamento del tracciato.
   2 sett. 1879 

Delibera della Giunta Comunale di Bagnone al Ministro dei Lavori pubblici

Sollecito ad iniziare i lavori di costruzione della ferrovia Parma-La Spezia. "Il misero raccolto dell'annata prepara agli abitanti di Val di Magra un terribile inverno, se col mezzo di gran lavori non si dà modo di occuparsi alle migliaia di persone che tra poco tempo si troveranno affatto sprovviste di pane".

  8 ottobre 1879

Comune di Bagnone al Ministero dei Lavori Pubblici.

Chiesta la restituzione del progetto variante della Civiglia.

 settembre 1890  Perrovia Parma-La Spezia  Inizio lavori.
  10 aprile 1882

Telegramma inviato al Deputato  Quartieri - Bagnone.

"Essendo stato approvato progetto massima Villafranca Filattiera occorrerebbe istanza Bagnone circa Stazione,  pervenisse direzione Parma entro due giorni per poterne tener conto nel progetto definitivo. Dellarocca".

  2 giugno 1882

Decretop del Ministro Segretario di Stato per Lavori Pubblici.

Si autorizzani i Signori Querni Carlo e Bicchierai Ignazio ad eseguire gli studi per la compilazione di un progetto di ferrovia economica, la quale partendo da Bagnone faccia capo ad una stazione sulla linea ferroviaria Parma-La Spezia verso Villafranca...  La detta autorizzazione è valevole per mesi sei decorrenti dalla data del presente Decreto.

   6 agosto 1882

Comune di Bagnone, al cavalier Forno Direttore Generale dei lavori della ferrovia Parma -La Spezia e al Ministro dei Lavori Pubblici.

Considerazione in merito alla costruzione della ferrovia economica.

  31 luglio 1883

Ministero dei Lavori Pubblici. Nota inviata dal Sindaco di Bagnone.

... il Ministro approvò pel tronco Grottò - Villafranca il tracciato sulla sinistra e pel tronco successivo Villafranca - Filattiera il progetto che completa la stazione di Villafranca in prossimità dei quell'abitato. Il Comune di Tresana chiedeva una fermata a Lusuolo (sostituita con la stazione di Terrarossa prima non inserita). Il Comune di Bagnone di avvicinare il più possibile la stazione a Bagnone (verso Filetto).

 Novembre 1883

Tratto Villafranca-Grottò, appalto.

Ditta Versè. Tratta in esercizio il 15 novembre 1888.

  Dicembre 1883

Tratto Filattiera - Villafranca appalto.

Ditta Bertonati. Tratta in esercizio il 15 novembre 1888.

 15 nov. 1888

Inaugurazione della tratta:

La Spezia-Pontremoli 

  Arrivo del treno a Pontremoli.
 23 febbr.  1932

Prova dell'elettrificazione della ferrovia Parma-La Spezia.

Sulla linea ferroviaria Parma-La Spezia si svolgono due corse di prova a trazione elettrica. Circa alle 7 il treno, composto da una decina di carrozze, parte da Sarzana arrivando a Pontremoli alle 8. Da Pontremoli a Guinadi viene aggiunto un locomotore di spinta.

  21 aprile 1932

Inaugurazione dell'elettrificazione della ferrovia Parma-La Spezia.

 

Viene inaugurata con cerimonia solenne l'elettrificazione della ferrovia Parma-La Spezia.  

Con l'entrata in vigore del nuovo orario si compirà il viaggio da Parma 

a La Spezia in due ore e quaranta minuti.

  Considerazioni

 Tutto sommato, la lungaggine burocratica di quasi tre lustri, ha permesso di appaltare i lavori per la ferrovia Parma-La Spezia, come era stata progettata all'origine. Tre anni dopo la legge d'inizio dei lavori di progetto, lo studio Artom del 28 agosto 1874, aveva già definitivamente sentenziato sull'esito finale della variante: "Il tracciato progettuale è realizzato in base ai rilievi idro-geologici e non considera le valenze storico culturali ed ambientali del territorio". E allora, quell'intelligente che è passato con il tracciato dentro al Castello del "Malnido" di Villafranca, cosa ha rispettato?

Anche il desiderio del Deputato Quartieri fu esplicito, già il 12 settembre 1872 aveva dichiarato in una riunione a Pontremoli che la ferrovia la si deve costruire, passi dove vuole ma che passi: "La ferrovia parta da Parma, traversi l'Appennino e giunta che sia nei pressi di Santo Stefano, ivi biforchi e vada con un braccio a Sarzana e con l'altro a La Spezia". 

Il Deputato diceva che da Parma deve arrivare a Santo Stefano, quindi due diramazioni una per Sarzana ed una per La Spezia; passi dove passi la ferrovia la si deve costruire. Non era certamente in sintonia col Sindaco Querni, anche se rapporti di parentela legavano i due.

Così fu e dopo diciott'anni la ferrovia La Spezia-Pontremoli venne inaugurata il 15 novembre 1888. A Parma arriverà più tardi, la galleria del Borgallo causò ritardi per gravi problemi tecnici.

La soluzione adottata non fu un male, oggi possiamo riscontrare che il benpensante Sindaco Querni non aveva minimamente centrato con le sue previsioni sullo sviluppo di Bagnone: ".... Se per il tracciato della detta Ferrovia è accolta " il nostro Capoluogo di Mandamento è privato di qualunque risorsa commerciale, in breve tempo gli uffici pubblici dovrebbero per necessità essere trasportati a Villafranca ove verrebbe stabilita la Stazione".

Non è accaduto nulla di tutto questo, anche fuori Bagnone, nelle zone attraversate dalla ferrovia, non vi è stato nessun sviluppo economico industriale, lo spopolamento di Bagnone e della Lunigiana sarebbe avvenuto ugualmente come è avvenuto, e la ferrovia, anche se alle porte di Bagnone non avrebbe certamente cambiato le cose, avrebbe forse sfamato qualche bocca, ma niente di più.

Anche se oggi stanno riammodernando la linea per portarla ad "alta velocità", ma non ci credo ancora perchè c'è da superare una forte pendenza, la Lunigiana sarà sempre una terra di transito, avremo la via Francigena su rotaie veloci, così non si fermeranno neppure più negli "ospitali".

L'esodo della Lunigiana c'è stato perchè c'era miseria, la gente nell'immediato ha dovuto scavalcare l'Appennino e recarsi in "pianura" prima a "pelar i mori", poi creandosi il proprio commercio ambulante "i Barsan".

Se la variante della ferrovia fosse stata accettata e realizzata, oggi al mal traffico della strada provinciale Villafranca-Bagnone, già deviata per chè il Sindaco di Villafranca ha voluto in un primo tempo isolare Filetto, ci obbliga a passare per la via degli orti con i suoi dieci dossi per limitare la velocità, oppure per il panoramico giro delle mura di Filetto, oppure la strada della "selva oscura" di Filetto; avrenno avuto anche un obbligato passaggio a livello, localizzato approssimativamente al bivio di Malgrate a "cà d' Pinon",  simile a quello di Scorcetoli sulla strada per Caprio.

La Lunigiana è una terra che non è amata da nessuno, solo dai suoi figli. Anche se attraversata dal fiume Magra, dall'autocammionale A15, dalla Ferrovia oggi in fase di ammodernamento, ma con le carrozze sempre più arrugginite del 1970, dalla strada SS62 della Cisa, dalla SS61 del Cerreto, anche se abbiamo pure oggi Sindaci, Deputati e Senatori e Parlamentari Europei di alto lignaggio, la Lunigiana dicevo, è sempre nelle stesse condizioni di un secolo fa. Vengono tutti, spesso e volentieri nella ridente Bagnone; si fermano in piazza, il salottino della Lunigiana, e ci tendono la mano ci sorridono e ci promettono, ci promettono mari e monti; ma nessuno fa niente. Siamo diventati sordi alle lusinghe; siamo snobbati da tutti: dallo Stato, dalla Regione; tanto noi...  siamo della brava gente...  e va bene così!

RUGgGIO     

RUGgGIO MARZOCCHI

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