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IL
PIAGNARO |
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Il
Castello del Piagnaro di Pontremoli, eretto su una collinetta elevata rispetto
al Borgo, era la porta d'entrata dell'Appennino e della Valpadana. Pontremoli a
235 m s.l.m. si
trova infatti in una posizione strategica di grandissima importanza, alla
confluenza delle Valli del fiume Magra e del torrente Verde. Caposaldo ove le antiche vie di
comunicazione per le strade dei passi della Cisa, del Brattello, del Rastrello e
del Cirone, possono essere facilmente controllate. |
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Costruito intorno al mille o
forse prima, dalla famiglia Alberti di origine Longobarda, come avamposto
militare, fu sempre adibito a residenza militare al controllo dell'andirivieni
della Lunigiana.
La
roccaforte era inizialmente costituita di sola torre di avvistamento come punto di riferimento e di controllo
per la viabilità.
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NOTE
STORICHE
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Pontremoli,
sicuramente di origine longobarda, è ricordata per la prima volta in un
documento del 990. Nei secoli XII e XIII ebbe proprie istituzioni comunali, ma a
partire dalla fine del duecento, indebolita all'interno dalle lotte fra guelfi e
ghibellini e insidiata dagli stati vicini a causa della sua posizione nell'unica
gola di facile accesso in Lunigiana, fu soggetta al dominio di numerosi signori
italiani e stranieri. |
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Conquistata dai Malaspina nel 1319 e dagli Antelminelli
nel 1322, nel 1331, fu venduta da Giovanni di Boemia a Mastino della Scala,
signore di Verona, a cui fu sottratta nel 1339 dai Visconti di Milano. Questi
dovettero a loro volta cederla nel 1404 ai Fieschi di Genova, ma ne rientrarono
in possesso nel 1433 con la pace di Ferrara. |
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Dal 1450 al 1500 dipese dagli
Sforza, divenuti duchi di Milano, mentre alla loro sconfitta nella guerra con la
Francia passò a questa fino al 1522. Nel 1526 si sottomise a Carlo v per cui fu
governata prima attraverso i Fieschi, poi direttamente dalla Spagna fino al
1647, quando fu venduta alla republica di Genova. Revocato l'atto di vendita da
Filippo IV tre anni dopo, entrò a far parte del granducato di Toscana al quale
rimase, tranne il periodo della dominazione francese, fino all'unità d'Italia. |
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Il
nome del castello "Piagnaro", deriva dal materiale che abbonda nella collina sul quale é
stato costruito, dalle "piagne", le lastre di arenaria che servivano
per coprire le costruzioni.
Più
in basso un secondo nucleo di età posteriore comprende una serie di costruzioni
con il tipico aspetto di caserma, utilizzate probabilmente per la residenza dei
governatori e per l'alloggio delle truppe. L'ampia terrazza fronteggiante la
valle corrisponde all'antica "batteria" munita di cannoni, con
un campo di tiro rivolto quasi esclusivamente verso l'abitato.
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I
violenti contrasti tra le due parti furono all'origine della costruzione della
fortezza di Cacciaguerra, voluta da Castruccio Castracani nel 1322, articolata
in tre torri collegate da una cortina muraria, ancora oggi individuabili nel
campanile del duomo e nella torre isolata dell'Orologio, detta anche torre di
Castruccio: gli ampi spazi lasciati liberi ai lati della fortezza sono stati
trasformati nella piazza del Duomo e nella piazza della Repubblica, con la torre
civica "il Campanone". |
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La
terza fase di sviluppo del borgo corrisponde all'occupazione della riva sinistra
del Magra a partire dalla fortezza di Castelnuovo, nei pressi del teatro della
Rosa, fino a porta Fiorentina.
Il
sistema difensivo del borgo è articolato attorno a numerose opere fortificate,
con una cinta muraria munita addirittura di sette porte, in cui emergono i
principali capisaldi del castello del Piagnaro e delle fortezze di Cacciaguerra
e di Castelnuovo.
Il
castello rimase tale fino al 1790, anno in cui il Granduca di Toscana Pietro
Leopoldo donò alla comunità l'ultimo cannone che ne muniva i bastioni perchè
con il bronzo fosse costruita una campana della torre civica.
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Per
secoli il castello del Piagnaro é stato il punto centrale della difesa
del borgo murato di Pontremoli, più volte distrutto ad opera di truppe
imperiali e dagli stessi pontremolesi per le discordie interne. Ma fu
sempre ricostruito per l'importanza strategica della sua posizione nei
traffici commerciali medievali.
L'organismo
urbano di Pontremoli si è sviluppato attorno al "pons tremulus" nei
limiti angusti della stretta lingua di terra compresa tra il Magra e il Verde,
tra porta Parmense a nord e porta Fiorentina a sud, seguendo le alterne vicende
storiche di cui è protagonista la città.
All'interno
del castello del Piagnaro ha sede il museo delle statue-stele.
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Il Museo,
raccoglie in originale o in copia tutte le statue stele della Lunigiana:
singolari sculture antropomorfe, maschili e femminili, in pietra
arenaria, innalzate dalle antiche popolazioni che hanno abitato la valle
nei due millenni prima dell'arrivo dei Romani. Diverse le
interpretazioni sul loro significato e finalità: l'idolo
femminile ricorda la dea madre mediterranea, simbolo della vita e della
fertilità in tutte le religioni naturali precristiane; le statue
maschili, generalmente armate, volevano forse celebrare degli eroi o
soltanto dei capi tribù divinizzati dopo la morte. Vanno dal secondo
millennio a.C. fino al V secolo a.C. |
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Prima di lasciare Pontremoli è d'obbligo una breve
visita al complesso della Santissima Annunziata nel borgo omonimo lungo
la riva sinistra del Magra.
Al posto dell'ospedale e del successivo lebbrosario altomedievale di San
Lazzaro, durante il XV secolo vennero costruiti l'attuale chiesa, dove
è conservato l'ottagonale tempietto marmoreo attribuito al Sansovino, e
il convento, con i due grandi chiostri quadrangolari dalle eleganti
volte a crociera su colonne e peducci in pietra, nel quale fu impegnato
Martino da Lugano. |
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Per la sua importanza, nel 1713 il complesso è rappresentato
distintamente dalla città di Pontremoli nella carta di Matteo Vinzoni,
conservata all'Archivio di Stato di Genova, redatta in occasione di una
delle secolari dispute sui confini del capitaneato di Levante tra
"la Repubblica di Genova, il Pontremolese e i Signori Marchesi di
Suvero e Villafranca, Stato di Toscana".
Attualmente il convento è sede distaccata dell'Archivio di Stato di
Massa e della Fondazione "Città del Libro". Pontremoli é
sede del noto premio letterario il "Bancarella".
Da
visitare a Pontremoli oltre che il castello del Piagnaro e il Museo
delle statue stele e il Duomo. Pontremoli per secoli è stata sede
vescovile solo recentemente unificata alla diocesi di Massa-Carrara.
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Da:
www.lunigiana.it e
www.toscanabella.com
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Statue stele
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Statue stele
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Stele
di Treschietto
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| Museo
del Piagnaro |
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Le
statue-stele, innalzate in Lunigiana in un periodo molto lungo che va
dalla tarda preistoria alla romanizzazione, sono monumenti di diversa
tipologia, alcuni legati a un processo di schematizzazione o astrazione,
altri tendenti ad una rappresentazione realistica, ed esprimono una
concezione magico-religiosa dell'esistenza. |
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Riscontri si trovano sulle rive del Mar Caspio, in Romania, in Svizzera,
in Corsica, in Francia, nella Penisola Iberica, in Sardegna, nella Val
Camonica, in Puglia, in Valtellina e in Alto Adige: un'area di
diffusione molto vasta, nella quale coesistono statue antropomorfe
femminili e maschili. L'idolo femminile ricorda la Dea Madre
mediterranea, simbolo della vita e della fertilità ; quella maschile,
spesso contraddistinta dalla rappresentazione delle armi (asce e pugnali),
una divinità protettrice. |
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Il significato, la finalità, la zona di origine, la stessa cronologia
delle statue-stele sono problemi tuttora aperti in quanto il
ritrovamento è sempre avvenuto fuori del terreno archeologico.
Il Museo del Piagnaro raccoglie tutte le statue-stele della Lunigiana,
in originale o in copia; il menhir di Tramonti, una pietra subpiramidale
ritrovata sulle colline che chiudono ad Occidente il Golfo della Spezia,
è presente in una gigantografia, alla sommità della scala, quasi a
riallacciare la statuaria antropomorfa al fenomeno megalitico vero e
proprio. |
| Da: www.lunigiana.com/pontremoli/stele.htm |
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