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Comune di Filattiera |
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Stemma |
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Castello |
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gli
smerli |
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di lato |
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La piazza |
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| CENNI
STORICI |
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Filattiera capoluogo, é il
risultato di molti interventi praticati nel tempo da
differenti forze che si sono di volta in volta
succedute, attraversando la valle di Magra; dai Liguri,
dai Romani, dai Bizantini, dai Longobardi e via dicendo
sino ai Malaspina. Il rione principale fu
presumibilmente fondato, per la sua posizione
d'osservazione e di difesa, dai Romani sulla via di
collegamento che da Luni conduceva alla valle Padana.
Filattiera si presenta con le eleganti forme dello stile
Longobardo della Pieve di Sorano [V.], sulla SS 62 della Cisa, già strada romana
poi Francigena, utilizzata dai pellegrini
in epoca medioevale. Proprio intorno alla pieve sono
stati rinvenuti i resti di un antico villaggio romano a
testimonianza dell'insediamento. |
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Nel XIIº secolo
Filattiera e i territori erano stati concessi alla
famiglia Malaspina, direttamente dall'imperatore Federico
Barbarossa, e dopo la divisione del feudo nel 1221, tra
Obizzino e Corrado Malaspina, al marchese Obizzino
toccarono le dinastie marchionali della sponda sinistra
del Magra, denominata dello "spino fiorito su campo
d'oro"; con l'eccezione di Villafranca
che restava a Corrado assieme ai territori di destra,
sotto lo stemma dello "spino secco". Per capitale del nuovo feudo viene scelto
Filattiera, importante borgo fortificato di antica
fondazione lungo il tracciato della via
Francigena. Il feudo di
Filattiera visse alterne vicende fino al 1549 quando il
marchese Manfredi lo vendette a Cosimo I, granduca di
Toscana. |
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Di origine bizantina, il
borgo di Filattiera era stato preceduto, nella sua
fondazione, dal villaggio sorto nel fondovalle
sottostante, in epoca imperiale romana, nella zona ove
poi era stato fondato - nel VI secolo - l'edificio
dell'antichissima pieve di Sorano [Vedi foto]. Sul colle
dove, a partire dal X-XI secolo, si era sviluppato il
borgo, all'epoca dei Malaspina, esisteva già una
fortificazione, il castello di San Giorgio, eretto in
epoca altomedievale, dalle caratteristiche puramente
difensive e che non si prestava certo ad essere anche
residenza marchionale. Il Malaspina, erede del feudo di
Filattiera, pone così mano alla costruzione del nuovo
castello, quello che ancora oggi si incontra sul
versante nord-occidentale all'ingresso dell'abitato,
completamente circondato da mura e trasformato nel tempo
sempre più in residenza signorile. |
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Anche
il feudo di Filattiera, che raggruppava nei propri territori
tutta la Lunigiana orientale, era stato ben presto smembrato
tra gli eredi maschi della famiglia Malaspina. Già nel 1275
infatti si formano i feudi di Verrucola e Olivola e, alla
metà del XIV secolo, quelli di Treschietto, Castiglione del
Terziere, Malgrate e Bagnone. Il dominio malaspiniano su
Filattiera termina alla metà del XVI secolo: nel 1549
infatti Manfredi Malaspina, per sottrarsi alla conquista da
parte della Spagna, cede il feudo a Firenze con un atto che
tuttavia, per l'opposizione imperiale, sarà riconosciuto
solo nel 1614 all'epoca di Cosimo II de' Medici che lascia
numerosi privilegi al figlio di Manfredi, marchese Bernabò. |
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Il castello di
Filattiera è la testimonianza indiretta del dominio
bizantino in Lunigiana. Purtroppo dell'antico castello
non rimangono che poche tracce. L'edificio attuale è
stato totalmente ristrutturato nel XV
secolo. Oggi il castello, recentemente restaurato, come
nella foto, è di
proprietà della famiglia di Cesare Buglia.
La pieve è
millenaria e conserva al suo interno un idolo
precristiano.
Più in alto nella cappella castrense di S.
Giorgio, si trova un prezioso documento che narra di un
religioso che qui spezzò idoli pagani, fondò chiese e
convertì popolazioni. |
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| San
Giorgio |
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| Stele
sorano |
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| Fortificazioni |
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Il feudo dei Malaspina di
Filattiera, si diversifica dagli altri, perché é il
risultato di precedenti domini : romanico, bizantino,
longobardo, che nel tempo si sono succeduti ed hanno
prodotto forme diverse di guerriglia e di difesa che
hanno dovuto, per forza maggiore, far cambiare anche le
strutture difensive dei vari castelli. Così succede ad
un maniero che da epoche remote rimane sempre nello
stesso posto; obbligatoriamente per ragioni di adattamento all'arte bellica o alle necessità di
alloggio, agli adeguamenti dovuti alla moda del tempo,
ai piaceri dei residenti, ecc.; ogni rinnovazione è
bella, ma distrugge la realtà precedente. |
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A Filattiera invece, e
specialmente nella valle del Caprio, i siti di difesa
sono stati più volte cambiati nell'arco di un millennio,
con il risultato che i ruderi sono ancora accessibili e
visibili, ed sono ancora quelli delle antiche
infrastrutture, tali come sono state concepite
all'epoca, senza aver subito trasformazioni. Il grave
inconveniente é quello che gli antichi capisaldi o
fortezze nel tempo sono state oggetto di raccolta di
materiali impiegati in altre opere, e quello che oggi
rimane non sono che i ruderi invasi dalla vegetazione, o semplici affossamenti
o valloni, o edifici trasformati e riadattati al
fabisogno dell'agricoltura. |
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In quel di Filattiera si
possono distinguere due tipi di protezioni strategiche:
una, quella bassa del borgo principale, sorge su uno
sperone preappenninico, in posizione elevata, molto
vicina alla pianura, nella quale scorre il fiume Magra;
l'altra invece é nella valle stessa del torrente Caprio,
affluente del Magra. La prima protezione era a tutela
della viabilità che, lungo il Magra, portava nel
genovese, nel piacentino e nel parmense o scendendo
conduceva al mare, quindi a Roma; trattasi in fine della
via Francigena. |
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Di questo gruppo sono tutt'oggi visibili
i castelli d'epoche diverse, che si sono succeduti e che
si trovano a breve distanza l'uno dall'altro: il
Castelvecchio, il Castel di San Giorgio e il Castel del
borgo di Filattiera. |
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La seconda protezione invece, nella
valle del Caprio, sono tutti di epoche differenti, in
successione l'uno all'altro. Nell'alta valle a controllo e difesa della strada che portava
nel parmense tramite il passo delle Guadine, la via del sale, si incontrano i ruderi
del Castello della Rocca Sigillina a quota 506 m s.l.m. e di
Monte Castello a quota m.
800 s.l.m., tutti insediamento del VIIº secolo. |
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| Casa-torre
Ponticello |
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| Le case-torri |
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Nella
parte bassa, nella zona pianeggiante di Caprio e di
Ponticello sono visibili diverse case-torri,
caratteristiche delle abitazioni fortificate,
tipicamente usate nei siti agricoli di fondovalle.
La descrizione di queste
case é molto facile; una costruzione in pietra di sette
metri per sette, con mura perimetrali di un metro di
spessore, senza porte e finestre, le sole aperture erano
le feritoie; il piano terreno era accessibile solo
dall'interno, dal primo piano, con porta principale,
alla quale si accedeva tramite una scala in legno
retrattile; due piani superiori con piccole finestre e
scale interne. |
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Erano, queste case fortificate, usate nel
medioevo da famiglie che avevano ottenuto una specifica
delega politico militare, per il controllo degli
abitanti e dei movimenti stradali. Sono costruzioni che
datano del secolo XIVº inizi XVº. |
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Il crinale del lato
destro del torrente Caprio é stato per lungo tempo
confine tra il feudo di Filattiera ed il comune di
Pontremoli governato dai milanesi, dagli spagnoli, ecc.
Poche cose rimangono lungo questo confine come
fortificazione o posto di gabella. Solo sulla sommità di
Rocca Sigillina, si può vedere il basamento poligonale
di una fortezza cinquecentesca che dominava il borgo, i
suoi abitanti e la strada che conduceva al passo del
Cirone, quindi nel
parmense. |
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