Aggiornato il 30-03-2006

Comune di Bagnone

Lo stemma

Galleria fotografica

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 Il panorama
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La chiesa
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Il castello
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I ruderi della torre
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Un vicolo
IL FEUDO DI CORLAGA

In dialetto: Korlaga. nei vecchi documenti del 1355 si legge Corlagha e Corlaga; da Faie lo scrive Crolà, Crolagha, Crolaga, Corlaga da Còrolus = nocciolo più il suffisso acus, a: CORILACA.

Nei dintorni di Corlaga si notava una particolare fonetica che si è dileguata, ma un tempo il fenomeno era più esteso: la conservazione della -u finale in : Bigiu, Viku, Lèugiu; oggi la -u si è persa, e le località oggi si chiamano: Big, Vik, Lèug.

Corlaga sorge a 2,5 km a nord di Bagnone, a 352 m s.l.m., sulle pendici dei pre Appennini, gode di un buon clima favorevole all’agricoltura.

Si conosce con certezza, dalla storia delle Pievi della Diocesi di Luni, che intorno al '200 la parrocchia di Corlaga era in piena efficienza, che dipendeva dalla Pieve di Filattiera, mentre più tardi, verso il '450 la si trova nell’elenco della Pieve di Bagnone.

Nello stesso periodo Corlaga fa parte del feudo di Treschietto e ne subirà le sorti sino alla morte di Giovanni Malaspina detto il Berretta o Berrettazzo.

La divisione tra fratelli vede il primogenito Leonardo diventare Marchese di Corlaga. La popolazione in rivolta, contro la tirannia del Marchese, farà passare Corlaga ed il suo territorio, sotto la protezione ed il dominio del Granducato di Toscana.

CENNI STORICI

Ed ecco come, Edda e Giancarlo Biagini Della Valle, proprietari e residenti nel castello, o meglio nella parte rimanente dell'edificico, dopo i tumulti e le distruzioni avvenute, ci  raccontano. 

  Come tutti i borghi della Lunigiana medievale, anche Corlaga partecipava alla tormentata e perigliosa vita dei repentini passaggi di terre da un dominio all’altro. E la storia annota le continue lotte che si scatenavano sul piccolo fazzoletto di terra che faceva già parte dei quattro Municipi in cui era diviso, fin dai tempi più remoti, il territorio feudale di Treschietto e dal quale poi Corlaga fu avvulsa, per passare sotto il non felice patronato del marchese Leonardo Malaspina.  

Una dimensione diversa della vita di allora, che rendeva appetibile ciò che oggi é incontrastato dominio di rovi. Un’altra vita, un altro mondo. Una manciata di ettari di terra da sfruttare; pochi prodotti e un « passo » obbligato ed importante da difendere verso le pianure d’oltre Appennino.

Una schiera di paesani aggrappati ai lati del Castello per chiedere la protezione del potente e la sicurezza di poter ancora barattare il duro lavoro dei campi, con quel poco che restava dopo l’omaggio delle primizie al « padrone ».  

Di fronte alla Chiesa, esiste oggi una costruzione di tipo patrizio, chiamata « al palazz », il palazzo. E la torre diroccata che sembra nascondersi alla sua ombra e le fondamenta a scarpata di antica struttura portano la fantasia all’epoca in cui il poco amato marchese Leonardo Malaspina spadroneggiava sul feudo di Corlaga con tale e tanta spavalderia e arroganza, da indurre a ribellione la pur rassegnata popolazione del posto.  

Il ponticello in pietra che ancor oggi avvia al portale d’ingresso del Palazzo fa pensare che il torrentello che gli scorre accanto pigro e indifferente, in un alveo scavato e reso profondo dal tempo, lambi

se allora le antiche mura del Castello. Ma le sue acque non seppero proteggerlo dal furore dei corlaghesi in rivolta contro il marchese Leonardo, per le angherie che questi usava perpetrare nei loro confronti.  

É l’anno 1523 «ab incarnatione», allorché il dì 15 novembre, fu ultimato il restauro del Castello di Corlaga, il marchese Leonardo Malaspina vi si recò ad abitarlo; qui ricevette giuramento di fedeltà dagli Uomini di Corlaga, cosi come lo stesso prometteva di ben governarli e tenerli cari e di non sottoporli giammai ad altri Marchesi, obbligandosi invece nel caso di non poterli tenere sotto la sua potestà, di passarli sotto il dominio della magnifica Repubblica Fiorentina.

(Da: Eugenio Branchi, pag. 202).  

Ma nonostante le promesse, i corlaghesi forono sottomessi a pagamenti di gabbelle enormi e a divieti di usufruire del molino di Iera impedendone l’accesso e facendo anche « man bassa sopra di loro ».  

Leonardo e gli uomini di Corlaga si rivolsero a Firenze, che impegnò i suoi Ufficiali di Lunigiana a derimere la controversia, tant’é che furono costruiti in Corlaga Torchi e Molini e lo stesso marchese Leonardo ritenne doveroso rinnovare l’accomandigia con Firenze. Ma l’avidità del Marchese e la ristrettezza delle sue finanze lo portarono a tentare di spogliare di un benefizio il fratello del segretario del Duca di Ferrara, ciò invano rivolse le sue violenze impositive sui sudditi.

 A tal punto i Corlaghesi, sobillati anche dal Noceti, Commissario della Repubblica Fiorentina a Bagnone, si rivoltarono contro il proprio Signore, che incarcerato venne avvelenato.

Ma la furia popolare non si placò ed il popolo venuto a conoscenza che i figli del Marchese volevano insediarsi, guidati da un certo Orsino di Stazzone, assalirono il Castello facendo strage degli eredi, distruggendo il maniero e tutti gli arredi. 

Su questi avvenimenti se ne raccontano tante, e attorno al fuoco di un « gradile », nelle lunghe sere invernali, un anziano cantastorie declamava la leggenda della « Margarela ».

Nonostante le rivalse dei Marchesi di Treschietto, l’Imperatore concesse, in forza dell’atto di dedizione degli Uomini di Corlaga, che tutto il feudo marchionale di Corlaga rimanesse nelle mani del Duca di Firenze.

Il Senato di Milano ordinò di “aprire un’inchiesta”, come si direbbe oggi, per conoscere i fatti e accertare le responsabilità della rivolta e degli omicidi. Il risultato fu - allora come oggi -  che 15 rivoltosi di Corlaga furono formalmente condannati, seppure in contumacia, ma attesa la dedizione al Duca di Firenze, da ogni pena andarono immuni. Con risultato referendario Firenze pretese dagli eredi del marchese Leonardo la cessione delle ragioni loro sopra Corlaga, che avvenne con atto stipulato il 20 Gennaio 1551. 

  Gli eredi scampati alla carneficina, raccolti a Filetto dallo zio Don Buttini presero nuovamente possesso dei beni fondiari di loro proprietà per diritto di allodio e vennero ad abitare nell’antico Castello, che fu ristrutturato in Villa Fortificata.  

In età moderna, il Castello/Villa Fortificata/Palazzo di Corlaga é passato di proprietà della famiglia Biagini, del Castello di Pozzo, per atto ereditario acquisito dal beneficiario Telesforo, in tenerissima età.  

Chi vive oggi fra queste mura avverte la consapevolezza di abitare in un ambiente che trasuda storia e leggenda e che si oppone alla banalità della vita esterna; qui la storia si perde nella fantasia e nella suggestione dei grandi fatti che vi si sono consumati. 

La parrocchia dedicata a San Pietro e Paolo Apostoli, vede la sua chiesa al centro del paese. Anche se non si conosce la data della sua costruzione, la si fà risalire al 1500, eretta sulle fondazioni di una  chiesetta primitiva.

Corlaga conta tre borghi importanti: Stazzone (Stazón) 361 m s.l.m., Leugio (Léug) 361 m s.l.m., Agnetta (Agnéta) 404 m s.l.m., ha un Oratorio dedicato alla Visitazione di Maria Vergine.

ITINERARI

Come arrivare: 

- Autocamionale A15 uscita Aulla, seguendo la SS62 della Cisa, indicazioni per Villafranca L. quindi a detra per Bagnone, seguendo per 5 km la strada provinciale. Da Bagnone proseguire per la Frazione di Corlaga che dista un paio di km.

- Autocamionale A15 uscita Pontremoli, seguendo la SS62 della 

Cisa, indicazione per Villafranca L. quindi incrocio a sinistra per Bagnone, seguendo per 4 km la strada provinciale. Da Bagnone proseguire per la Frazione di Corlaga che dista un paio di km.

Ferrovia, Parma-Spezia, stazione Villafranca-Bagnone, poi mezzi pubblici, corriera o taxi; da notare che non tutti i treni fermano.

VISITATE I CASTELLI DELLA LUNIGIANA

Pubblicato il 16 Marzo 2006