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Monastero degli Agostiniani

in località

San Rocco a Bagnone

 
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Chiesa antica di San Rocco che sarà rimodernata dopo il terremoto del 1920.

 

Cespuglio di rose

 
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Il Viale 

G. B. Cartegni 

a Bagnone

 

 

 

 

 

Lettore di Medicina nello Studio di Pisa

Se per il Medioevo e per la sua Scolastica, la natura era un mondo quasi ignorato, per il Rinascimento la natura diviene "l'oggetto dell'amore nascosto, proibito, e perciò tanto più appassionato".

Lo studio approfondito dei classici è il mezzo, il tramite, che conduce alla scienza e all'arte: Leonardo e Michelangelo superano il concetto di "imitazione" degli antichi ed affermano che lo studio e l'osservazione della natura sono la vera scuola degli artisti.

Non è infrequente che ci si chieda, interessandoci alla problematica culturale e filosofica del Cinquecento, se il Rinascimento non fosse privo di una direttiva sicura, e se il centro di interesse maggiore degli studiosi, privilegiasse una tendenza scentifica o platonica.

Il desiderio vivo dello studio della natura, non è che una reazione naturale al pensiero della Scolastica.

Il Windelband afferma che il paese d'origine di quei grandi movimenti dai quali sorse la coscienza moderna fu l'Italia, la stessa terra che aveva prodotto la grandiosa sintesi della civiltà antica e il rigoglio potente della civiltà cristiana, e che ora era destinata a far fiorire, dall'unione di entrambe, i germi della civiltà moderna.

L'ottimismo che aveva caratterizzato il Trecento e il Quattrocento, al di là delle correnti mistiche sorte dall'individualismo, correnti che a un certo momento si rivolgono contro la loro origine, è anche causa, in quei secoli, di alcune"certezze", tra cui quella di vivere in un universo intelligibile e chiuso.

I sistemi di logica che hanno fatto del sillogismo un feticcio, male si accordano con le correnti mistiche che sono sfociate in un fermento religioso da cui è scatturita la Riforma.

È noto che il Rinascimento costituisce l'età di transizione della civiltà medioevale a quella moderna: "nel coso degli anni fra il 1300 e il 1600, esso modificò la civiltà europea così radicalmente da portare ad un cambiamento di genere piuttosto che di entità.

La cultura medioevale era quella di una società eminentemente contadina, artigiana, feudale ed acclesiastica. Il Rinascimento italiano sorgeva in una società urbana, costruita su basi economiche di commerci su larga scala e di industrie, fornita di ordinamenti capitalistici in rapido sviluppo.

Il lavoro, il commercio, i traffici, gli scambi, una ripresa dell'etica edonistico-libertaria, favoriscono e determinano una forma massiccia di urbanesimo: la rivoluzione urbana e quella scientifica sono basate entrambe su una rivoluzione psicologica la cui dinamica interna non è stata ancora del tutto esplorata.

La libertà di pensiero é la causa dello sviluppo dell'individualismo, e del fiorire di una nuova filosofia del diritto, e della filosofia della nuova scienza.

Dopo il Rinascimento, il Barocco, che non fu solo "manierismo". Il Gotico ed il Manierismo furono due movimenti essenzialmente europei, ma il Barocco contiene in sè tali divergenze, particolarmente scientifiche ed artistiche, per cui è difficile ridurlo ad un denominatore comune perchè fortemente diversificato nei vari paesi d'Europa: "non solo il Barocco delle Corti e della Chiesa cattolica è completamente diverso da quello delle città borghesi e protestanti, non solo l'arte di un Bernini e di un Rubens rappresentano un mondo tanto diverso, per spiriti e forme, da quello di un Rembrandt e di un Van Goyen, ma all'interno di queste due correnti stilistiche si affermano altre distinzioni non meno rilevanti".

La più importante di queste è quella che nell'ambito del Barocco aulico-cattolico distingue una corrente sensualistica, monumentale, decorativa, "Barocca" nel senso corrente, e uno stile "classico" più severo e formalmente più rigoroso. Nel Barocco, fin dal principio, è presente la tendenza "classicistica", accettabile come sottocorrente in tutte le particolari forme nazionali; ma solo intorno al 1660, in Francia, in particolari condizioni sociali e politiche essa prende il sopravvento.

Nel Cinquecento e nel Seicento l'Europa, e in particolare l'Italia, lavorano per "scoprire" il mondo.

È stato detto che la scienza moderna è uscita da speculazioni teosofiche; che il suo primo stadio fu quello di un naturalismo teosofico che la concezione dell'universo allora accettata aveva un carattere più o meno panteistico.

Considerare la natura come rivelazione della divinità, riconoscere in essa la potenza attiva della virtù divina originaria, questo era il tratto comune a quasi tutte le speculazioni, per quanto strane ne fossero poi le applicazioni ai singoli fatti.

Questo naturalismo teosofico, d'origine italiana, ha il suo riscontro nel misticismo tedesco.

Ludovico Vives, antiscolastico spagnolo, si riallacciava alla scuola di Lorenzo Valla e affermava, in opposizione all'aristotelismo, che "lo studio sperimentale della natura era la vera ed unica base d'ogni sapere"; gli uomini si abituarono  ad osservare la natura con occhio non offuscato da pregiudizi e fecero i primi tentativi di rivolgerle  quelle domande ben premeditate, che si chiamano " esperimenti", mentre l'arte avvertiva il diritto di rappresentare tutta la bellezza della figura umana, e l'anatomia le veniva in aiuto doipo aver superato i timori del medioevo.

In questo contesto filosofico - letterario - scientifico, anche la medicina tende a liberarsi dal cosiddetto "arabismo" e dalle altre infiltrazioni medioevali, e ad "avvicinare l'ammalato con uno spirito sempre più acuto di osservazione e di indagine.

Taddeo Alderotto, dello Studio bolognese, teneva le sue lezioni al letto dell'ammalato. Leonardo da Vinci traduce il rinnovato spirito indagatore dei fenomeni naturali che domina il suo tempo.

I tratti di anatomia registrano tutt'ora, a memoria delle relative scoperte, i nomi di Falloppio, Aranza, Varollo e di Botallo, anatomisti italiani vissuti nel Cinquecento.

Andrea Versalio, detto il restauratore dell'anatomia, nacque a Bruxelles, studiò in Italia e tenne cattedra a Padova a Pisa e a Bologna. La scoperta della circolazione del sangue, di cui si attribuisce tutto il merito all'inglese Harrey, era già stata intravveduta dai nostri Realdo Colomba e Aranzi, ma particolarmente da Andrea Cesalpino. Harrey ne fu soltanto il grande assertore e divulgatore. Certamente solo dopo di lui la grande scoperta cominciò a influenzare validamente l'interpretazione dei fenomeni normali e patologici del corpo umano.

Sotto l'influsso dei sistemi filosofici di Bacone, Cartesio e di Galileo la osservazione obiettiva si afferma di più nel secolo XVII.

La prima notizia storica che ho potuto criticamente accertare, della nobile famiglia Cartegni, riguarda un Giovanni Cartegni, teste, nella stesura di un atto scritto in Brugnato nel secolo XIII:

"Actum eodem loco et die coram Johanne Cartegni...ecc."

Bartolomeo di Paolo Cartegni di Bagnone, notaro imperiale, nel 1355 autenticò in Pisa il Diploma dell'Imperatore Carlo IV, concesso in quell'anno ai feudatari Malaspina che ereditarono le Signorie di Spinetta il Grande, e questo privilegio, scriveva il Gerini, vedesi nell'Archivio di Caniparola. (Gerini, Memorie storiche, vol. II, p.208).

Filippo Cartegni di Bagnone, nel 1488, trovasi Vicario in Fosdinovo per il Marchese Gabriello Malaspina.

G. A. da Faie scrive: "Noto e ricordo a tutti voi che vereti dreto, como nel dito mileximo (1451) sono in del Borgo de Bagnone e in del Pozo (che qundo parlo de l'uno parlo de l'altro) Bagnone e Votola intendi tuto una coxa, sichè al prexente ve sono familie 38 fra tereri e foresteri.... Questa tera è tuta abità da zente venute d'entorno; chè anticamente non ge ne sono quatro familie, le quali diremo apreso. Polo di Cartegno e Matè suo fradelo, insieme richi, sono anticamente de questa tera...". (G. A. da Faie (1409/1470), Croniche e Memorie, pp. 75-76).

Faie nomina anche una Zoanina de Cartegno, morta il 1º Febbraio 1444.

Girolamo Tiraboschi cita una "Cronica" di Don Bagnone di Simonetto Cartegni da Bagnone-Castello, della Diocesi della Lunigiana dell'anno 1502. (G. Tiraboschi, Biblioteca Medenese, Vol. VI, p. 24).

Non sono riuscito, fino ad oggi, a ricostruire l'Albero genalogico della nobile famiglia Cartegni dalle origini, mi auguro che altri possano farlo.

Giovan Battista Cartegni, nacque a Bagnone l'anno 1559 da una nobile famiglia che ha dato alla Lunigiana e alla Toscana uomini valenti nel campo della filosofia, della teologia, delle lettere, della medicina e del notariato. Gli atti di battesimo dell'Archivio Parrocchiale di Bagnone cominciano dall'anno 1572, per cui non ho potuto consultare l'atto di nascita di G. B. Cartegni nato prima.

Non si sa con certezza in quale ateneo G. B. Cartegni maturasse la sua preparazione di medico, di fisico e di filosofo.

L'amicizia fraterna col forlivese Gerolamo Mercuriale (1530-1606), illustre in diversi campi della medicina, che studiò a Bologna e si addottorò a Pavia, ci può far supporre che il Nostro abbia seguito il suo corso di studi in quelle università. Il Mercuriale nel 1569 insegnò all'Università di Padova, ma dopo che si recò a Vienna per curare Massimiliano II, fu compensato dall'Imperatore con benefici e onori. Dal 1587 al 1593 insegnò medicina teorica a Bologna, poi a Pisa per cui l'amicizia con Cartegni può derivare sia da rapporti di carattere scientifico sia come collega nello Studio pisano.

È noto che Mercuriale scrisse una lettera da Firenze, il 17 Giugno 1604, a Ranuccio Farnese, Duca di Parma: "Havendo inteso che nello studio di Parma veniva a mancare l'insegnamento della medicina teorica" allo stesso Signor Duca veniva proposto G. B. Cartegni, "il quale lege hora in Pisa la Teorica Ordinaria, mè parso debito mio per la servitù che ho con tuta la Sua Casa farle sapere che quel soggetto è ottimo di bontà di costumi et di prudentia et che per il legere et per il medicare HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et soddisfatto di simile deliberazione...ecc." HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et soddisfatto di simile deliberazione...ecc." HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et soddisfatto di simile deliberazione...ecc.".

Pur avendo approfondito la mia ricerca non mi è stato possibile conoscere cosa seguì dopo questa lettera: solo ho accertato che G. B. Cartegni restò nello Studio pisano.

Angelo Fabbroni, erudito editore, giansenista avversato dai Gesuiti, eletto da Leopoldo I di Toscana Provveditore nella Università di Pisa, nella sua HISTORIA ACADEMIAE PISANAE, cita ampliamente la produzione scientifica di G. B. Cartegni: studi filosofici su Aristotele e i Peripatetici, una "Longiuscola episcola" all'amico Mercuriale relativa ad un delitto per veneficio avvenuto in Pisa, e come insegnante, dal 1589, nell'Università di Pisa scrive di Cartegni: "....Nam per quadriginta ferme annos eius utilitati et gloriae diligentissime servivit et famam sibi peperit, cum in optimis et expertissimis medicis numeratur. Multi quidem eius opera et consiliis ereptos se fuisse ex mortis faucibus patebantur et eum saepe vocaretur ad aegram Cosmi secundi valetudinem curandam; nunquam non est habitus in dicenda sententia gravissimus et prudentissimus fuit".

Alderotto teneva le sue lezioni al letto dell'ammalato e Dante lo chiamò "Ippocratista", e lo stimò come uno dei medici più illustri del suo tempo.

Anche G. B. Cartegni, vissuto qualche secolo dopo: "desiderosissimo che gli scolari imparino, onde non solo gli istruisce sulla cattedra e in casa, ma ancora gli conduce alle cure et fa sì che si esercitino nella pratica con molto lor utile; il che pochi fanno...".

Negli ANNALI DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE (Tomo XXXII, pp. 62-70) Cartegni è citato non solo come insigne studioso e valente maestro, ma anche come valente ecologo, col suo TRATTATO DEI VENTI E DEL SITO DELLA CITTÀ DI PISA, pubblicato a Pisa e dedicato al "Serenissimo Ferdinando Medici II - Granduca di Toscana.

Circa i criteri didattici di G. B. Cartegni, Carlo Fedeli, storico dell'Università di Pisa, ci fa conoscere una lettera di G. B. Cartegni, la quale dimostra che anche nel Cinquecento e nel Seicento, le Università soffrivano di qualche "malanno" che ai nostri giorni sembra si sia un po' aggravato. Eccola:

"La causa perchè molti scolari riescono debolmente al dottorato e poi ancora dopo, è perchè non stanno a studio nei sei o sette anni come si dovrebbe, e come già si faceva, ma vi dimorano chi due anni chi tre e pochi arrivano al quarto e l'ordine del giuramento che si fece non serve perchè giurano e non è vero. Vi è ancora un'altra causa principale, che molti vengono a studio e non sono fondati negli studi di HUMANITÀ HUMANITÀ HUMANITÀ e non intendono niente e per questo non sanno fare cosa buona".

"Se si provvedesse a questi casi ne seguirebbe sempre bonissimo effetto che in quanto alli ordini dello Studio fatti dal Granduca Cosmo se si osservassero sono bonissimi, però bisogna procurare che si osservino".

Lo storico Fabroni, dopo la morte di G. B. Cartegni, per ricordare l'opera di vero maestro e di studioso che aveva onorato la sua patria, scrive: "Qui vivens civibus suis multis in rebus consuluerat, eorum utilitatem atiam post mortem providere se posse putabit, cum ex bonis suis  jusset pendi quod satis esset ad alendum juvenum qui aut medicinae aut juris prudentiae operam daret in Academia Pisana et ad conducendum magistrum qui in ipso Bagnoni oppido litteram rudimenta traderet".

Il testamento, inedito, di G. B. Cartegni non è olografo, ma scritto dal Notaio Giovanni de'Bernabovi de' Landini di Bagnone, notaio pubblico fiorentino; è composto di due parti: il testamento scritto nel 1631, il 17 Febbraio, e un codicillo del 7 Novembre 1633, scritto dallo stesso notaio.

Il testamento è di dodici pagine e il Codicillo di sette pagine e tre righe. Entrambi hano le pagine che misurano cm. 22 x 30,5.

Comincia:

"In Dei Nomine Amen - Anno ab eiusdem incarnat, millesimo sexagesimo trigentesimo uno... Die decimo septimo Februaris...".

Vengono poi elencati gli esecutori testamentari.

Dopo il preambolo,il testamnto prosegue in volgare:

 

"Prima raccomando l'anima mia al Creatore, a la gloriosa Vergine Maria et a SS.ma la Corte del Paradiso, et quando l'anima mia si partirà dal corpo, morendo a Bagnone volse esser seppellito nella Chiesa di SS. Antonio e Rocho delli Reverendi Padri Augustiniani di Bagnone, in una sepoltura capace di sè solo da farsi a sue spese dalli Deputati et Executori del presente Testamento, a man destra alla porta di detta Chiesa appresso al muro con coperchio di marmo di Carrara e dentro scolpita la sua arme, cioè, un ramo di rose, e che nel muro si metta una pietra di marmo alta da terra un braccio in circa, nella quale si scriva il Nome, Cognome, Patria di esso testatore e ce sia scritto, come ha letto, a Pisa, nello Studio Oniversitario...".

Detta inoltre disposizioni particolari nel caso che il suo decesso si verificasse a Pisa.

... omissis ...

"Il suddetto Signore Testatore che subito seguìta la sua morte si faccia diligente inventario di tutti li suoi libri e si vendano per pagare qualche legato, e non trovandosi in paese chi li voglia, si conduchino a Pisa e si vendano come anco si vendano le sue vestimenta, accetto le casse, tavolini, lettiere, bòtti da vino, scrigni da grano, credenze, pietra da olio, et altri arnesi che serviranno per l'infrascritto MAESTRO DI SCUOLA PER IL QUALE SI SERBERANNO DUE MATERAZZE delle migliori, due coperte da letto ....omissis.... e che l'elezione del maestro di Scuola si aspetti a detti quattro esecutori, che sia idoneo e dotto grammatico e umanista, non possa essere frate di alcuna religione ...omissis...

Le terre non si possono mai affittare ad alcuno ma vi si tenghino sempre lavoratori, à mezzo, e la metè con esso maestro ...omissis... Parimente esso Signore Testatore volse e comandò, che vadino moltiplicando l'entrate per il Maestro della Scuola sino che arriva la provvisione di Duecento Ducatoni di moneta di Bagnone, e poi moltiplicare sinchè si dia qualche provisione à un secondo maestro che l'aiuti, da eleggersi dalli esecutori, e quando saranno a questo segno vuole che l'entrate avranno fare per detti venti anni, servino per dare ad un scolare di Bagnone da elegersi dalli executori, di buoni costumi e sufficiente nella Umanità, e che vadi a Pisa à studiare, in Legge ò Medicina, e che gli si dia per sei anni; e quelle entrate che multiplicherà mentre stava a Studio li sei anni cerca per augmento che col tempo se ne manrà a Studio più d'uno e così gli altri anni sino alli venti per TENERE DUE A STUDIO, e si poptrà ancora alli trenta anni augumentare le l'entrate e li scolari, che si ha da eleggere ...omissis... si mettino in nota tutti quelli che sono idonei nella Terra di Bagnone, e siano esaminati in Pisa dal maestro della Comunità di Pisa ...omissis... che il maestro sia obbligato insegnare a tutti i poveri della Terra di Bagnone, e quelli che hanno il modo lo paghino, et siano esenti ancora dal pagarlo quelli li quali sebbene hanno mediocre facoltà sono però carichi di famiglia, e quando saranno cresciute l'entrate SE GLI POSSA DARE UN SALARIO, SE GLI POSSA DARE UN SALARIO, SE GLI POSSA DARE UN SALARIO, non paghi nè nè ricco nè povero della Terra di Bagnone, che non ricettino scolari forastieri, quali pagheranno quello sarà giudicato dalli executori, e si abbi riguardo a quelli che sono poveri, quali pagheranno pochissimo, ò niente come parerà a detti Esecutori ...omissis... Parimenti esso Signor Testatore ordinò, volse e comandò che se mai per tempo alcuno nascesse qualche discordia, ò differentia tra li quattro esecutori... Il Signor Capitano di Castiglione del Terziere, che per tempo sarà, decidi, e termini il tutto dandogli in ciò ogni opportuna autorità, e la Comunità di Bagnone con l'utile della quale si tratta stia vigilante e faccia consapevole detto Signor Capitano di quanto occorrerà ...omissi... "Per tutti gli altri suoi beni mobili et immobili, ragioni, crediti, azioni e prevenzioni, presenti e futuri in qualsivoglia modo spettanti e pertinenti ad detto Signore Testatore ...omissis... istituì e volse, che fosse suo erede universale la SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, dopo la morte sua, dall'Esecutori del presente Testamento nel modo, e forma che si è detto".

Sembra veramente che la storia non insegni nulla, ove si consideri che in Italia, per realizzare PARZIALMENTE  E  MALAMENTE quello che G. B. Cartegni volle e realizzò nella prima metà del Seicento, ci sono voluti l'Illuminismo, la rivoluzione industriale, due guerre mondiali, la Costituzione, uina democrazia, molta demagogia e circa 350 anni di tempo. Sembre una polemica, ma invece è tutto vero.

G. B. Cartegni, oltre le molte terre che possedeva in Lunigiana, in Garfagnana e nelle province di Siena e di Pisa, aveva anche case nel borgo murato di Bagnone e al Castello di Bagnone.

La casa che preferiva e che abitava è a Bagnone, fuori dell'antica Porta Fiorentina, in località detta "LA PIALASTRA". Durante i giorni di permanenza nel suo paese al quale era tanto affezionato sì che i colleghi dell'Università di Pisa usavano chiamare il Cartegni "IL MEDICO DI BAGNONE", oltre una bella casa che mostra ancora, nonostante l'incuria, un gusto artistico e architettonico particolare, il Nostro era solito dimorare anche in un modesto casolare, posto sopra una rupe sulla sponda sinistra del torrente, due piani e tre stanzette, soprastanti all'attuale Piazza Roma.

Lo aveva denominato "Al Postiz", il Posticcio, il provvisorio, per distinguerlo dall'abitazione vera e propria: I Bagnonesi lo conoscono tutti, e lo chiamano ancora così, non sanno bene perchè si chiama così, ma ora possiamo dire che la cronaca qualche cosa insegna.

L'inventario dei beni mobili del Postiz, ci da un'idea di quanto dovessero essere confortevoli quelle tre stanze: c'erano libri, sedie di cuoio, botticelle di vino, tavolini, caminetto, servizi di piatti e posaterie di peltro e d'argento, cassapanche, coperte, lanterne di molto pregio, tutto per un soggiorno confortevole e per ospitare amici e colleghi che sovente invitava a trascorrere qualche giorno nella sua casa.

Forse nelle ore di meditazione deve aver pensato anche alla sua morte perchè scelse come sua sepoltura, la Chiesa di San Rocco, che vedeva di fronte al suo villino a distanza di due o trecento metri.

Nel 1596 Messere Giovan Battista Cartegni di Messer Niccolò Cartegni, medico frofessore nello Studio pisano, per la medesima autorità che ha sopra tutti gli altri, viene inviato ambasciatore a Firenze dalla comunità di Bagnone per trattare "negozi importanti".

Nel 1850 la "facoltà di frequentare le Scuole della Fondazione Cartegni viene estesa a tutti gli abitanti del Vicariato di Bagnone.

Oggi la FONDAZIONE CARTEGNI  non esiste più, se non per una piccola "voce" in entrata nel bilancio comunale.

La comunità di Bagnone non ha dimenticato il suo illustre benefattore, e in Bagnone c'è una Via intitolata a Giovan B. Cartegni e la Biblioteca Civica è pure intitolata  allo stesso nome.

Nella Chiesa di San Rocco esiste una lapide, sopra la sepoltura del "Medico di Bagnone" con la seguente epigrafe:

HOSPES - SISTE - LEGE

JACET.  HOC.  TUMULO.  DECUS.  INGENS  ET  COLUMEN

PATRIAE.  - MAXIMUS.  HONOR.  PINDI.  AMPLISSIMUM.

ORNAMENTUM.   EGIRAE   IOANNES.  BAPTISTA.  CARTENIUS

PLENISSIMUM.   ELOQUII.   FLUMEN.

PER.  QUOD.  QUOSQUE.  AD  AETERNITATEM.  MITTERE.  POTERAT

DEXTERA.  FRIGESCIT.  QUAE.  PLURIMOS.  AC  FORCIPE.  MORTIS.

ARRIPUIT.  SUAE.  AETATIS.  AESCULAPIUS.  DOCUIT   XXXVI .

ANNOS. IN PISANA. ACADEMIA PATRIMONIUM. BAGNONO.  PATRIAE

LIGAVIT.  UT  GIMNASIUM.  ERIGERET.

VIVUS  DOCUIT. DE  DOCENDA IUVENTUTE.  EXCOGITAVIT. IN  MORTE

MORTUUS.  ETIAM.  DOCET.

FUNCTUS.  PEREGRINATIONE.  ANNORUM  LXXV

ANNO  MDCXXIV.   VIII  IDIIS  MAJ

SPIRITUS.  IN.  COELUM.  OBIVIT.

OSSA.  HIC.  SITA.  SUNT. 

Dalla prima metà del Seicento alla seconda metà dell'Ottocento, gli studenti che frequentarono le scuole della FONDAZIONE CARTEGNI  furono moltissimi, per cui dalla Rocca Sigillina, a Lusuolo, a Terrarossa, ad Albiano e Caprigliola, gli studenti affluiscono al ginnasio della Fondazione Cartegni.

Numerosi i laureati in Medicina o in Giurisprudenza che beneficiarono della Fondazione Cartegni.

Credo si possa citare un pensiero di Gentile Sermini, vissuto nel Quattrocento:

"Se delle cose preferite non apparissero scritture; non è dubbio che di esse memorie perfette nella mente de presenti, siccome sono, fussero...".

                                                                  Prof.  UGO  PAGNI

 

Nota:

Il presente scritto è stato pubblicato da "TIPO-LITO" LA NAZIONALE - Parma - 1980,  a cura del Prof. Ugo Pagni di Bagnone, che ne ha curato la ricerca storica ed i commenti.

Bibliografia:

Giovan Battista Cartegni da Bagnone lettore di Medicina nello studio di Pisa - Estratto dal volume XXXI dell'Archivio Storico per le Province Parmensi - 1979. pag. da 91 a 102.

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La pubblicazione su Internet è stata curata da  RUGgGIO - 2004 -

UN GRANDE BAGNONESE DEL XVIIº SECOLO

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