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Aggiornato il 09-01-2007

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Il rosone del Duomo

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Panorama

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La cava

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La lizzatura

La ciabattona

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Il ponte dei Fantiscritti

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Carrara dal mare

La mia Carrara una delle due citt che si parteggiano la responsabilit della Provincia; infatti si chiama: Provincia di Massa e Carrara.

questa la Provincia del territorio della Lunigiana moderna.

In antico, prima del 1924, la Lunigiana comprendeva anche la  provincia di La Spezia, un po' di Garfagnana ed alcuni Comuni della Provincia di Parma. Una bella Regione, cos delimitata: 

- sul mare, dal  fosso del Cinquale presso Montignoso, sino alla punta del Rospo presso Deiva Marina, comprendente: Marina di Massa e di Carrara, Bocca di Magra, Golfo della Spezia, Lerici, le Cinque terre, Levanto, Bonassola e Framura.  

- sui monti, lo spartiacque fra i bacini del Frigido e della Serra, dalle Apuane, l'Alto di Sella, Tambura, Pizzo d'Uccello; 

- spartiacque dell'Appennino tra il colle d'Argenia, e i monti Belfiore e la Nuda; il Passo del Cerreto e del Lagastrello; i monti Sillara, Brusa, Orsaro, passo del Cirone, monte Borgognone, Gruppo del Vescovo, passo della Cisa, monte Molinatico al monte Gottero;

- spartiacque della Vara, monte Casella, passo Cento Croci, monti Zuccone, Zatta, Porcile, Zenone, Salto del Cavallo, colle Incisa, il poggio Le Crocette che declina in mare.

La Val di Magra, la Val di Vara, il golfo della Spezia, parte della Riviera di Levante, con le Cinque Terre, la Riviera Apuana, tutto l'entro terra sino al Crinale dell'Appennino Settentrionale, la vera  LUNIGIANA.

LA  LIZZATURA

 

In antico era caratteristico a Carrara, lungo il torrente Carione, veder transitare carri carichi di blocchi di marmo trainati da buoi o da cavalli, che si meccanizzata poi con la "Ciabattona", sorta di trattore azionato a vapore; per giungere alla "Marmifera" il trenino a vapore che attraversava tutta la citt , e dove i carri carichi di blocchi di bianco marmo, erano mossi dalla caratteristica sbuffante "Locomotiva", che dal ponte dei Fantiscritti ruzzolava sino ad Avenza, segnalando continuamente il suo passaggio con fischianti getti di vapore.

Da quando iniziato lo sfruttamento dei bacini marmiferi della montagna carrarese, e penso ai Romani, per far scendere a valle i blocchi di marmo che venivano estratti di volta in volta, c'era un sol metodo, quello di lasciarli precipitare gi, senza alcun controllo, su di un scarpata di detriti detta "il letto". Questo primitivo metodo di trasporto chiamato "abbrivio" molto pericoloso era usato per decine di secoli, prima che venisse vietato per legge verso la fine dell'800. 

Si era gi iniziato a far costruire strade sul fondo valle per raggiungere i poggi d'arrivo dei marmi,  ma la discesa dei blocchi  dalla cava al poggio, era ancora un'operazione difficile e pericolosa anche con il nuovo metodo: "la lizzatura".

La "lizzatura" consisteva nel mettere i blocchi di marmo sopra una slitta ricavata da tronchi di faggio o di quercia e di farli scorrere verso valle su degli scivoli preparati con detriti di cava.

La "lizza" era formata da diversi blocchi di marmo tenuti assieme da robuste corde di canapa, corde che servivano anche per far scendere, scivolando sugli appositi pendii, il carico.
       Alla lizzatura partecipavano undici uomini con compiti diversi, chiamati "lizzatori" guidati  da un "capo lizza" . Quattro alla lizza, dovevano sostituire ed insaponare i pattini di discesa chiamati "parati". Sei erano addetti al "piro". Davanti a tutti c'era il capo lizza, che con la sua esperienza doveva controllare che la discesa procedesse per il meglio. Era un lavoro di squadra molto rischioso.

Quello di capo lizza era un compito delicato, e veniva affidato all'operaio pi esperto. Era lui che disponeva i "parati" sul terreno davanti alla lizza, e dava il segnale ai mollatori di allentare o stringere i cavi o corde al momento giusto.
I "parati", erano robuste assi di legno, che venivano aggiunte davanti alla lizza, mano a mano che il carico scendeva, consentendogli di scivolare senza incontrare ostacoli. 

Il "piro" e ve ne erano numerosi lungo il percorso di lizza, era un palo di legno di castagno infisso lateralmente alla via di lizza e serviva per attaccare le corde di ritenuta. Il tronco, nella parte dell'attacco dei cavi, era foderato con listelli di legno di faggio, per proteggerlo dall'usura provocata dai cavi, e per impedire che si consumasse il tronco di sostegno, mentre la fasciatura di protezione esterna, poteva essere facilmente sostituita alla bisogna.

Un compito molto importante nella lizzatura era "l'uomo addetto al piro", chiamato anche "il mollatore", che aveva il compito di allentare le corde, al segnale del capo lizza, in modo che il carico potesse scendere lentamente, senza prendere velocit.
      La lizzatura era una delle fasi pi rischiose del lavoro di cava. Se il carico si fosse liberato dalle corde, e avesse preso velocit, avrebbe travolto chi si trovava intorno. Questo grave incidente successo pi volte, ed ha causato lutti in tante famiglie carraresi.
      Il lavoro di lizzatura, terminava solo quando il carico arrivava al "poggio",  luogo dove i blocchi di marmo venivano liberati dalle corde, e
lasciti in attesa di essere caricati sui carri per il trasporto.

Ci vollero tanti anni, per far interrompere la lizzatura, e per costruire e far arrivare le prime strade alle cave d'estrazione. Ma le strade non erano consone, strette e malconcie, e spesso i carri e i barrocci rotolavano nel fiume, portandosi dietro gli animali legati al traino.
       I buoi furono molto importanti nell'economia marmifera apuana, almeno fino all'inizio di questo secolo. Infatti erano l'unico metodo di trazione per quei carichi pesanti, fino a quando non apparvero le "ciabattone", le prime locomotive a vapore, per poi fare posto al trasporto su rotaie. Successivamente venne costruita la ferrovia Marmifera per il trasporto dei blocchi di marmo che scendeva dalle cave dalle Alpi Apuane  sino al mare.

Cos il marmo veniva portato a valle e da l smistato verso varie destinazioni: botteghe artigiane, scultori o segherie, oppure poteva essere imbarcato su navi per raggiungere ogni parte del mondo.

Oggi le strade sono state allargate ed asfaltate ed il "trenino delle cave", che stato messo a riposo, stato rimpiazzato dai "bisonti del marmo", che raggiungono direttamente i piazzali di svincolo delle cave, dove sono caricati direttamente di blocchi per mezzo di potenti gru e ruspe meccaniche.

Il via vai, sul viale XX Settembre per Marina, oggi aumentato causa il transito continuo di Camion, che scendono spericolati dalle cave, carichi di blocchi del prezioso marmo.

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La lizzatura in una incisione su marmo di 

G. Vezzani

"LA MIA CARRARA"

 

stata una lunga storia; una parte della mia storia, quella della mia giovinezza. Eravamo nell'immediato dopoguerra, ed io avevo dato l'esame di terza media a La Spezia nel 1947, in un Istituto in piazza delle Poste, con l'aiuto della professoressa Caminiti, che era la sorella di mia zia, moglie di Sante. Le scuole medie e l'esame sono stati sostenuti durante il periodo pi brutto, dal 1943 al 1946. la frequenza delle scuole avveniva quando si potevano dare i corsi e con gli insegnanti che si prestavano a turno, per farci seguire le lezioni. Il nostro tempo lo trascorrevamo pi al campo sportivo a fare lezioni di ginnastica che nelle aule, sui banchi, ad imparare le materie fondamentali. 

Non avevo le basi della scuola media, mia madre mi aveva iscritto ai corsi, pi per togliermi dalla strada e dai pericoli, che per farmi imparare seriamente qualche cosa. Ricordo che il fronte era a Massa e che a Bagnone era stato insediato un ospedale militare tedesco; e in quegli anni avevamo subito anche diversi rastrellamenti. A questi disagi si aggiugeva anche questo improvvisato e scarso insegnamento che si riveler importante durante i corsi superiori. Non avevo veramente le basi per poter seguire gli altri miei compagni che, arrivati da tante parti d'Italia, come profughi, sinistrati o alluvionati, avevano seguito le scuole in altri luoghi e in altre condizioni, ne sapevano veramente pi di me.

Non c'era alcuna alternativa, io ero orfano, mio padre mor nel 1942 e mia madre ha fatto grandi sacrifici per farmi studiare. Stavo perdendo l'anno, quando la domanda venne accettata e potei entrare nel Convitto Consorziale Apuano "Vittorino da Feltre" di Carrara, dove vi arrivai l' 8 Novembre 1948 a corsi gi iniziati.

Senza troppe possibilit di scelta, anche perch  io e mia madre eravamo impreparati, non avevamo mai pensato a cosa avrei dovuto o potuto fare nella vita, su consiglio del Rettore del Convitto, il Prof. Giuseppe Gambetta, ricordo la frase: "L'Italia ha bisogno di essere ricostruita, quindi lei, il Geometra deve fare"; e mi iscrissero all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Domenico Zaccagna" di Carrara.

Non ho avuto scelta, ed anche l'avessi avuta non sarei stato certamente in grado di decidere;  il fatto che sono diventato Geometra; stato cos, su due piedi, cos stato deciso il mio avvenire!

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Entrata del Convitto

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I convittori 1948-49

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Gita in Francia

Estate 1952

Con due pulmans

della S.A.C.A

IL CONVITTO

 

Vi ho trascorso gli anni pi belli della mia vita, in un ambiente sano, diretto da valenti Dirigenti e Istitutori. Ricodo l'Economo, il Colonello Andrei; il Rettore gi citato Prof. Giuseppe Gambetta, ed il vice il Prof. Giovanni Tenerani che in seguito ne prender la successione. Ho avuto il piacere di conoscere tantissimi giovani della nostra Provincia, ma anche d'Italia; il Convitto ha raccolto figli di profughi Giuliani e Dalmati, di alluvionati del Polesine, con tutti loro solo fratellanza ed amicizia. 

Chissa quanti arriveranno a leggere queste pagine elettroniche, auguro a tutti un buon futuro e tanta felicit, spero di ricevere notizie. La foto che ho allegato una delle tante che posseggo, ne ho una serie della nostra gita in Francia del 1951. 

Vi riconosco e ricordo tutti o quasi tutti, amici miei! Tanti nomi li ritrovo scritti dietro la fotografia che ho pubblicato sopra, ed altri non li potr mai pi dimenticare.

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Il logo

LO  ZACCAGNA

 

Un'Istituto diretto da un valido Preside il Prof. Costantino e da esimi insegnanti: Avv. Ceccarelli, Prof.sa Dazzi, Ing. Donatelli, Ing. Manzelli, Prof. Mancini, Prof. Meccheri, Prof.sa Prati, Prof. Pieri, Prof. Bisagno, Prof. Cacciatori, medaglia d'oro al valor militare ed altri.

Persone che mi hanno portato al conseguimento dell'agognato Diploma e che oggi ricordo tutti e tutte con tanta stima e simpatia e ringrazio dal pi profondo del mio cuore..

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Alcuni quadri

di G. Vezzani

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       VEZZANI  GUALTIERO - Pittore

 

Un amico e compagno di classe, di tre mesi pi giovane di me, abbiamo percorso gran parte della vita collegiale assieme. Eravamo tutti e due orfani di Padre, e la sua Mamma abitava sfollata nella Villa Fabricotti alla Padula di Carrara;  noi l' andavamo a trovare molto spesso, durante le due ore di libert pomeridiane.

Gualtiero, ha trascorso la sua vita dipendente della Societ Cantieri Navali poi Nuova Pignone di Marina di Carrara, pur coltivando la passione per la pitture, la scultura, l'incisione e la costruzione di vascelli in miniatura.

Come artista ha partecipato a moltissime esposizioni a carattere regionale e nazionale. Ha ottenuto critiche lusinghiere, pubblicate su quotidiani e riviste specializzate d'arte. Ed ecco cosa hanno scritto di lui i critici pi quotati.

Il suo linguaggio artistico ricco di fresca poesia, con luci improvvise e plastiche ed armoniose, figure molto interessanti. I suoi "personaggi" talvolta sono tratti deal mondo del lavoro, notiamo cos sulle sue tele cavatori chini sul loro sfibrante compito quotidiano, ciabattini, pescatori.

L'essenza si trasforma in luce ed in valoripoetici, ma non bisogna vedere Vezzani solo sotto questo profilo; tratta infatti con bravura il tema del mare, fonte di vita per l'intero nostro pianeta; egli ha affrontato come senso di luce e di spazio i valori pi semplici del paesaggio trattati con una pennellata talvolta nervosa nella quale racchiude tutte quante le sue emozioni e sensazioni.

Di notevole interesse sono anche certe sue maternit, simbolo dell'amore per la famiglia; il "figlio" appartiene ad un verso, ad un amore "voluto" anche per l'arte e voluto per far sopravvivere la nostra specie. La maternit, simbolo dell'amore, la costruzione della famiglia sono i sentimenti di un uomo attaccato fortemente alla vita.

Nei suoi "studi per maternit" vengono evidenziate le "mamme" che stringono al seno il proprio figlio, con il capo che si posa su quello del bambino con un senso profondo di abbandono come per proteggerlo dal sonno della vita, cantando dolcissime ninne nanne.

Il nero avorio della testa materna, giocato con l'ocra, modellato nei capelli per dimostrare la ripica luce rosa-carne che illumina la figura. Vi sono i bleu che si fondono con i bruni, con il peso del manto che scende simile ad una cascata di acqua porporina facendo giuochi di equilibri armoniosi e musicali, offrendo all'osservatore una visione armonica dello spazio.

Vezzani Gualtiero nato a Carrara il 12.6.1932 e risiede ad Avenza.

Le foto a lato sono dei quadri di mia propriet  a cui tanto tengo, e che sono appesi alle pareti della mia residenza a Montral, in Canada.

Grazie Gualtiero!

 

IL MATRIMONIO

 

Ho conosciuto in Via Cavour 45, una giovane ragazza, con la quale mi sono sposato nel 1959 a Milano. Il suo nome Ebe, la figlia primogenita della fu Contessa Giuseppina Cattani, dei Conti Cattani di Carrara, maritata Pantanelli  che sempre al mio fianco a sopportarmi e spero per molto tempo ancora.

Naturalmente il grado nobiliare cessa con la morte della Giuseppina, mentre continua attraverso gli eredi del fratello Claudio.

Quanto sopra scritto a conclusione, e per potervi dare una logica spiegazione del perch ho voluto intitolare, con grande vanto ed orgoglio, questo brano di ricordi: "la mia Carrara".

Chi sono? Gi non ve l'ho detto. Il mio pseudonimo: RUGgGIO composto dagli inizi del mio cognome e nome: Ruggeri Giovanni.

Classe 1932

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Nel gruppo di 22 convittori sono riuscito a identificarne alcuni:

Camaiori Mario

Vezzani Gualtiero

Quercioli Fortunato

Dolci Renato

Pisanelli Mauro

Giacich Sergio

Andreini A.

Tonelli Carlo

Barone L.

D'Angiolo U.

Io sono in basso 

tutto a destra: 

G. Ruggeri.

Con gli altri mi scuso, sono passati cinquant'anni.

Scrivetemi.

SCRIVETEMI !

*

MADUNINA (en cararin)

Madnina, t t'arcord c'l di?
tuti 'n c a r'mpitr i m'nin
e 'l fracas d ch'i cari ch' sgrinfiav'n 'l mur
m a l'avian tuti quanti 'n t'l cor.

Madnina, t'conos 'l dlr
e le pene d' 'na ma p'r 'l fil
t t'l 'ntesa c'l di c'a 'l p'rgvn pian
'n d'un silnzzi chi arivv luntn.

E 'n t'un clp la vita a'l parev c'a 'l fnis
se la morta a s' mov a n' bus ma a l'ariv
cm la neva d'nvm o c'le v'rsate d'april
t' t'l trov a la porta, cusi a l'mpruvis.

Madnina, i avrn vist i t oci
ch'i soldati, luzzcr cm la guaza,
e c'l sl d'matina i s' dt 'na man
cm 'l vent i l' a spinti luntn.

E 'n t'un pint d' zoia a s' afgata la paura,
a l' pars d' sv'irs d' 'n sogn trop brut.
A n'n s'rvit d'le parole, a l'a dt tut 'l cr,
c'l silnzzi i a spiegat la forza d'l'amr.

Recitato :
Silnzzi ch'i sgrinfin e i scv'n 'n t'l cr,
svelti cm sate o lenti cm 'l dlr,
pin d'fota, cmzion lste
a signr 'I pas d'la nostra vita.

 

Renzo Cantarelli/Vito Ulivi

musica di Renzo Cantarelli

Attraversiamo la citt: i cartelli che indicano le vie, con nomi prettamente carrarini, hanno il sapore di lezioni di storia. Un sapore quasi astratto, una Carrara virtuale che annulliamo con la fretta, con le corse affannose, con il continuo, incessante logorio della vita di tutti i giorni; ma sono strade antiche, le stesse che hanno visto la nostra storia, che hanno vissuto la vita, assorbito le paure, le speranze, le attese.....
      24 Giugno 1495 Cario VIII, con le sue truppe, in procinto di entrare in Carrara per saccheggiarla; la popolazione, spaventata e impotente, si rivolge, supplice, all'immagine della Madonna dipinta nei pressi della porta Ghibellina, ponendo ai suoi piedi le chiavi della citta, affidandogliela simbolicamente: Carrara viene inspiegabilmente risparmiata dal saccheggio.

 Il miracolo si ripete nel luglio del 1944 quando il comando tedesco ordina a tutti di abbandonare le case. Ancora una volta le chiavi della citt vengono affidate alla Vergine, ancora una volta l'amore e la fede vincono sulla ferocia degli uomini.

Scritto, cantato e interpretato in dialetto Carrarino da

 Renzo Cantarelli cantautore

    ttp://www.avenza.it/Madunina.htm  

L'amica Ughetta, gentilmente mi ha informato che l'autore di "Madunina" un noto cantautore carrarese e mi ha inviato il nome del suo sito elettronico: www.renzocantarelli.it . Grazie.

Pubblicato il 22 Aprile 2004

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